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QUESTO BLOG INCORAGGIA RIFORME BIBLICHE CHE POSSONO RIPORTARE IL CRISTIANESIMO SINCERO E GENUINO NELLA CONGREGAZIONE .

15 ottobre 2026

Adunanze cristiane nel modello del primo secolo

 In questo post analizziamo le adunanze/riunioni dei cristiani del primo secolo e proponiamo riforme che possono migliorare le adunanze della nostra beneamata religione. In primis per allinearci al modello dei primi cristiani e degli apostoli



1- Domanda
:Quante volte si radunavano i primi cristiani ?

Risposta scritturale :

Le Scritture indicano che il raduno principale avveniva una volta alla settimana, nello specifico il primo giorno della settimana (la domenica) per gli ebrei il Sabato era l'ultimo giorno della settimana quindi il primo giorno di conseguenza era la Domenica.
Atti 20:7 – «Il primo giorno della settimana....eravamo riuniti per mangiare...» (Questo versetto attesta la frequenza settimanale domenicale della comunità di Troas).

1 Corinzi 16:2 – «Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi metta da parte a casa propria quello che riesce a risparmiare...» (Paolo indica la domenica come il giorno in cui la comunità era abitualmente riunita e si raccoglievano le collette).

Giovanni 20:26-29 - "otto giorni dopo (la morte di Gesù) o

Giovanni 20:19 " Quando quel giorno, il primo della settimana,......"




2 Domanda :  In cosa consistevano le riunioni?

Risposta scritturale : Le riunioni erano strutturate attorno all'insegnamento, alla preghiera, ai canti e alla condivisione di un pasto dopo la riunione, tutti insieme.

Atti 2:42 (Il riassunto più celebre delle attività dei primi cristiani):«Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nel mangiare insieme e nelle preghiere».

1 Corinzi 14:26 (Descrive la spontaneità e la varietà degli interventi durante l'assemblea-adunanza):
«Quando vi radunate, uno ha un salmo, un altro ha un insegnamento, un altro ha una rivelazione, uno ha il dono delle lingue, un altro ha l'interpretazione: tutto si faccia per l'edificazione». Tutti avevano una parte non solo i nominati.

Colossesi 3:16 (Riguardo ai canti e all'istruzione reciproca):
«La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e cantici spirituali, cantando a Dio di cuore e con gratitudine».

Il mangiare insieme dava comunità, aiutava a condividere, i ricchi potevano portare e dare ai più poveri. Si chiamavano cene Agapi/feste d'amore/banchetti fraterni secondo alcune traduzioni bibliche. Vedi Giuda 1:12





3 Domanda : Dove si radunavano ?

Risposta scritturale : In case private di donne, uomini e coppie.

A casa di Maria madre di Marco vedi Atti 12:12
A casa di Lidia Atti 16:40
A casa di Aquila e Prisca  1 Corinti 16:19

..... diverse altre scritture mostrano che le case erano usate per radunarsi.




Proposta biblica di riforma delle nostre adunanze in preparazione..............





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13 ottobre 2026

Rapporti sulle assemblee di 1 giorno 2026/2027


 Man mano che i fratelli e sorelle invieranno i rapporti li inseriremo in questo post apposito. Grazie per i rapporti ricevuti nel campo. Le assemblee in questione sono quelle con il Sorvegliante di Circoscrizione e quella con il rappresentante della filiale. I numeri che possono interessare sono il numero di proclamatori nella circoscrizione, località, il numero dei presenti, i battezzati, curiosità


Anonimo10/10/2026

Scusate, non so se è il posto giusto per commentare.

Oggi assemblea con il sorvegliante a Roseto
1368 presenti
1 battezato



Una pioniera regolare10/10/2026

Ciao a tutti! Vi lascio un piccolo aggiornamento sull'assemblea di oggi pomeriggio a Roseto degli Abruzzi. Eravamo in 1434 presenti e c'è stata una bellissima nota di gioia con una nuova battezzata! 🎉

Rispetto agli anni passati si è notato un calo sia nelle presenze che nei battezzati (infatti c'erano molti posti liberi e hanno dovuto ridurre le file di sedie), ma la nostra circoscrizione resta forte con oltre 1700 proclamatori, ben 300 pionieri regolari e 8 speciali. Un grande incoraggiamento a continuare a dare il massimo! 💪😊


Oggi domenica 11 ottobre a Imola: 1.383 presenze e 3 battezzati. All’esterno della struttura un piccolo prato in cui ci si potrebbe in teoria rilassare durante l’intervallo. L’erba non é seminata, sembra piuttosto rustico. Qualcuno sa perché è vietato calpestarlo?






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11 ottobre 2026

Lettera aperta al Corpo Direttivo Parte 2

 (Qui la Prima Parte :  https://proclamatoreconsapevole2.blogspot.com/2026/10/lettera-aperta-al-corpo-direttivo.html?showComment=1791665467064)



Servizio alla Betel

Sulla formazione posso parlare per conoscenza diretta: vengono ricercate persone con qualifiche universitarie avanzate, comprese discipline umanistiche come la filosofia. Non descrivo il mio percorso o i contatti ricevuti, anche da filiali estere, ma non mi baso su indiscrezioni.

Diritto, medicina, informatica, ingegneria, architettura, contabilità, lingue e comunicazione richiedono anni di preparazione. Se gli studi sono apprezzati quando servono all’organizzazione, perché non riconoscerne apertamente il valore per il futuro dei fratelli?

Una formazione professionale o universitaria non sminuisce di per sé la fede. Può dare autonomia e strumenti per sostenere una famiglia. Lo scoraggiamento pubblico e la ricerca riservata di competenze richiedono una spiegazione coerente. Anche chi ha rinunciato a opportunità per seguire le indicazioni ricevute merita riconoscimento e ascolto.

Prendo particolarmente a cuore chi viene chiamato a lasciare Betel dopo trenta, quaranta o cinquant’anni. Può perdere alloggio, sicurezza economica, relazioni quotidiane e prospettive. Ricominciare in età avanzata può essere estremamente difficile.

Non basta dire: «Grazie per quello che avete fatto, adesso potete andare a predicare». La predicazione non risolve necessità materiali e disorientamento. Giacomo 2:15, 16 richiama il dovere dell’aiuto concreto.

Servono alloggio dignitoso, sostentamento, assistenza sanitaria, attenzione previdenziale e sostegno emotivo. Per chi può lavorare, formazione e accompagnamento; per gli altri, sicurezza duratura.

Familiari e congregazioni possono aiutare, ma non sostituire la responsabilità dell’organizzazione. Avvertire oggi che il servizio non è a vita non risolve la condizione di chi vi ha trascorso decenni.

Chi ha confezionato libri, cucinato, pulito o curato la manutenzione merita la stessa considerazione di chi possiede competenze specialistiche. Non affermo che chi lascia venga sostituito perché privo di titoli: chiedo che le ragioni siano spiegate.


Il servizio può terminare; il dovere di cura rimane.


La domanda è quindi: chi esamina chi? E chi esamina viene esaminato? Gli assistenti e i componenti del Corpo Direttivo vengono rivalutati? Da chi, secondo quali criteri? Se esistono procedure diverse, chiedo che ne venga spiegato il fondamento.

Chi dispone una partenza deve rispondere delle ragioni, delle alternative e dell’assistenza prevista. La persona dovrebbe poter chiedere un riesame imparziale. La sua obbedienza non dimostra che la decisione fosse giusta.

Anche trasferire autorità dagli anziani al sorvegliante, o viceversa, non garantisce imparzialità. Servono verifiche, gestione dei conflitti d’interesse e attenzione a regali e rapporti personali.

Secondo 1 Pietro 5:2, 3, l’autorità pastorale deve curare senza signoreggiare. Le confidenze ricevute devono rimanere protette.


Responsabilità

Moduli, nomine, annunci e applausi meritano un esame: un incarico assegna responsabilità, non maggiore dignità cristiana. La dedizione sincera esiste anche senza un titolo.


Adunanze, preparazione, servizio, campagne e incarichi richiedono tempo ed energie. Alcuni dispongono di condizioni favorevoli; altri lavorano molte ore, assistono familiari o affrontano malattie e difficoltà economiche.

Una disponibilità di tempo disuguale non può diventare una misura automatica della spiritualità. Riposo, cura dei genitori e tempo con i figli hanno valore. Non ogni ora disponibile deve diventare una prestazione organizzativa.

Vi chiedo di verificare se l’insistenza su numeri, efficacia, obiettivi e campagne lasci spazio alle condizioni reali delle persone. La stanchezza non dimostra scarso zelo. Le esigenze familiari devono incidere concretamente sulla progettazione delle attività.

Ho seguito attentamente l’adunanza annuale. Il discorso di Stephen Lett e l’illustrazione dell’uomo che annega nella nebbia, a pochi metri dalla riva, mi hanno particolarmente colpito.

Comprendo l’intento di incoraggiare la perseveranza. Ma come può ricevere quell’immagine una persona esausta, depressa, in lutto o in crisi? La vicinanza della riva è nota al narratore; il nuotatore non la conosce. La sua disperazione richiede comprensione.

Una comunicazione pastorale dovrebbe aiutare a chiedere sostegno senza vergogna. Vi chiedo attenzione alle immagini che possono associare fatica, dubbio o bisogno di fermarsi alla perdita definitiva della salvezza.

La vita comprende sofferenza, ma anche affetti, bellezza e gioia. Una rappresentazione costantemente cupa dell’esistenza fuori dall’organizzazione rischia di impoverire il discernimento. Servono argomentazioni verificabili, lettura e ricerca: l’intensità emotiva non dimostra la solidità di una conclusione.

Chiedo inoltre trasparenza economica. Le contribuzioni per strutture, produzioni audiovisive e grandi progetti dovrebbero essere accompagnate da informazioni accessibili su costi, priorità e risultati.

Chi dona può rinunciare a necessità proprie. È giusto spiegare anche quali risorse siano destinate ai fratelli in difficoltà. La preghiera è preziosa; il bisogno materiale richiede pure una valutazione dell’aiuto concreto possibile.


Tutela per chi pone domande

Infine, chiedo tutela per chi pone domande. Molti si sono battezzati decenni fa dentro un quadro di insegnamenti successivamente cambiato. Il battesimo non dovrebbe essere interpretato come una rinuncia permanente al discernimento.

La sincerità della scelta di ieri non rende superflue le domande di oggi. Se chiedete fiducia nelle nuove spiegazioni, riconoscete la possibilità di esaminare quelle precedenti.

Vi chiedo risposte circostanziate, ascolto, riesami, scuse dove dovute, garanzie contro accuse infondate, cura di chi lascia Betel, verifiche anche al vertice e trasparenza sulle risorse.

Queste questioni meritano la stessa serietà con cui è stata richiesta obbedienza alle disposizioni.

Se l’immagine dell’organizzazione viene prima della dignità delle persone, è questa priorità che deve essere corretta. Nessun incarico rende facoltativo il dovere di rispondere del proprio operato.

La credibilità richiede anche parole semplici e impegni concreti: «Abbiamo sbagliato. Comprendiamo le conseguenze. Che cosa possiamo fare per riparare?»

Vi chiediamo di essere ascoltati. Il rispetto della coscienza diventa concreto quando possiamo porre domande senza timore, vedere riconosciuta una sofferenza e ottenere la correzione di un’ingiustizia.

Con rispetto e sincerità,










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10 ottobre 2026

Lettera aperta al Corpo Direttivo : Coscienza, responsabilità e tutela delle persone Parte 1

 Al Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova



Cari fratelli,

sono nato nella verità. Dopo circa cinquant’anni nell’organizzazione, vi scrivo con rispetto e franchezza su questioni che riguardano la vita, la coscienza e la dignità delle persone.
Un cambiamento si annuncia in pochi minuti; le conseguenze delle disposizioni precedenti possono durare decenni. Per questo vi chiedo spiegazioni, ascolto e assunzione di responsabilità.
Il recente cambiamento sul sangue rende queste domande urgenti. La possibilità di accettare globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine provenienti da un donatore viene ora affidata alla coscienza individuale. Accolgo con sollievo questo maggiore spazio decisionale e ringrazio i medici che hanno sviluppato cure rispettose delle volontà dei pazienti.

La coscienza

Perché scelte oggi affidate alla coscienza sono state precedentemente sottratte a essa?
In Atti 15:28, 29 troviamo l’esortazione ad astenersi dal sangue e la volontà di non aggiungere altri pesi oltre alle cose necessarie. Vi chiedo di spiegare il passaggio dal testo biblico alle distinzioni mediche attuali: perché i componenti principali sono materia di coscienza mentre il sangue intero rimane vietato? Quale rilievo morale attribuite alla provenienza del sangue, proprio o altrui?
Occorre chiarire anche il fondamento del precedente confine. Penso ai pazienti che hanno rifiutato cure ritenendo di non avere altra scelta religiosamente ammissibile, ai familiari che hanno vissuto situazioni drammatiche e a chi è stato disciplinato per una decisione diversa. Chiedo un esame documentato delle vicende, senza attribuzioni automatiche di responsabilità ma senza conclusioni difensive prestabilite.

La stessa attenzione è dovuta a tutti coloro che sono stati allontanati nel tempo, anche per ragioni diverse dal sangue. Non sostengo che ogni provvedimento fosse ingiusto. La conformità a una procedura, però, non dimostra da sola la giustizia della decisione.
Servono percorsi di riesame accessibili e riservati, affidati a persone estranee alla decisione iniziale. Devono considerare fatti, ascolto, salute, circostanze familiari, pentimento ed eventuali pregiudizi.

L’ascolto deve essere possibile anche per chi non desidera rientrare: riconoscere un torto non può dipendere dal ritorno nell’organizzazione.
Un allontanamento può ferire anche coniugi, figli e genitori. La dignità della persona rimane intatta: nessun annuncio autorizza disprezzo, pettegolezzo, derisione o soddisfazione per la sua sofferenza.
Riammettere una persona non equivale a riconoscere un’ingiustizia. Dove la decisione fu sbagliata, servono rettifiche, scuse e chiarimenti verso chi ha ricevuto informazioni lesive della sua reputazione.
Anni di solitudine e rapporti interrotti non si restituiscono. Dire «guardiamo avanti» non risponde a chi attende ancora ascolto. La coscienza merita rispetto oggi; lo meritava anche ieri.


Anziani fuori controllo ?


Desidero affrontare il comportamento di anziani che sospettano, accusano o disciplinano senza conoscere sufficientemente i fatti e la persona.

Non parlo di tutti gli anziani. Esistono fratelli capaci di ascoltare con umiltà. Proprio per rispetto verso di loro, occorre correggere chi esercita male il proprio incarico.

Un sospetto non è un fatto. Una voce ripetuta non diventa una prova. Una nomina non rende certa un’impressione.

Quando si parte da una conclusione già decisa, ogni spiegazione può diventare una scusa, ogni esitazione reticenza e ogni obiezione orgoglio. La persona viene così privata della possibilità effettiva di essere ascoltata.

Pianto, silenzio, fermezza o difficoltà a parlare non misurano da soli sincerità e pentimento. Intimidazione, salute e sofferenza possono influire profondamente sulle reazioni. L’empatia e la conoscenza del contesto aiutano a valutare con maggiore precisione.

Chi viene accusato dovrebbe conoscere i fatti contestati, poter rispondere, correggere inesattezze e presentare circostanze rilevanti. La riservatezza deve proteggere le persone, senza rendere impossibile una risposta consapevole.

Disciplinare senza accertamento adeguato, ascolto e possibilità di riesame costituisce una forma di giustizia sommaria. Il carattere religioso dell’incontro non attenua la gravità delle conseguenze.

Vi chiedo come vengano verificati preparazione, imparzialità e comportamento degli anziani. Leggere comunicazioni non esaurisce la competenza pastorale. Servono studio, discernimento e consapevolezza dei propri limiti. Quali conseguenze seguono ad accuse infondate, conflitti personali o violazioni della riservatezza?

Una segnalazione deve essere esaminata nel merito. Contestare un trattamento non dimostra ribellione. Se ogni protesta conferma automaticamente il giudizio iniziale, correggere gli errori diventa impossibile.

Il dovere delle scuse

Vi chiedo anche di riconoscere il dovere delle scuse. Non attribuisco ai componenti attuali del Corpo Direttivo ogni decisione presa prima del loro incarico. La responsabilità dell’istituzione continua però quando cambiano i suoi rappresentanti. Chi guida oggi può riconoscere un torto precedente e impegnarsi a ripararlo.

Matteo 5:23, 24 attribuisce alla riconciliazione un’importanza tale da chiederne la ricerca prima di presentare un’offerta. Giacomo 3:1 richiama la maggiore responsabilità di chi insegna.

Dire «siamo imperfetti» spiega la possibilità dell’errore; non dispensa dal correggerlo. La comprensione progressiva e la preghiera non esauriscono le domande sulle conseguenze delle decisioni umane. Pregavano anche pazienti e familiari.

La coscienza deve confrontarsi con princìpi come 2 Corinti 7:1. Ma insegnare un principio, applicarlo e sanzionare una condotta sono passaggi distinti. Questo vale anche per fumo, compleanni e altre pratiche non menzionate espressamente.

«Non andare oltre ciò che è scritto» deve significare distinguere chiaramente comando biblico, interpretazione e regola organizzativa.







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08 ottobre 2026

Burocrazia "teocratica". I passacarte della modulistica in azione

 Dal fratello 

Esodo86


Dispute_of_Jesus_
and_the_Pharisees_
(89477737)

Io vorrei parlare di una cosa che qui a Roma sta facendo scalpore tra i fratelli ...la campagna di ottobre per farne parte devi fare il modulo non me ricordo se A2 e poi devi essere approvato dal comitato di servizio senza queste due cose non puoi fare le comitive e non puoi uscire in servizio !!! 


Cioè siamo arrivati al punto che per uscire in servizio devi essere approvato dal comitato di servizio e devi compilare il modulo !!!in più in quella settimana devi dare ai fratelli che vengono per la predicazione casa cibo svago ma Gesù quando andava in predicazione chiedeva tutto questo ???noi ci stiamo facendo un mazzo per campare e poi devi dare soldi e mangiare per queste cose




Esodo868 ottobre 2026 alle ore 07:32






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