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QUESTO BLOG INCORAGGIA RIFORME BIBLICHE CHE POSSONO RIPORTARE IL CRISTIANESIMO SINCERO E GENUINO NELLA CONGREGAZIONE .

17 maggio 2026

Studio 5 Edizione clandestina Usare la struttura per diffondere il vero cristianesimo. Missionari in incognito

 

Servire Geova come “Missionari in Incognito” all'interno della Congregazione

“Esaminate ogni cosa e tenete ciò che è eccellente”. — 1 TESSALONICESI 5:21.


Come frequentare la congregazione, mantenere i legami affettivi e, al tempo stesso, sviluppare il vero cristianesimo senza farsi schiacciare dal legalismo organizzativo.

MISSIONARI IN INCOGNITO


1.
 Molti servitori di Geova oggi si trovano in una situazione spirituale unica. Pur avendo compreso che la salvezza non dipende da una struttura burocratica o da direttive umane, avvertono comunque la mancanza della congregazione. Il bisogno di associazione fraterna, l’amore per i familiari e il desiderio di lodare Dio in comunità sono sentimenti legittimi. È possibile frequentare la Sala del Regno e, allo stesso tempo, coltivare il vero cristianesimo basato sulla benignità e sulla libertà? La risposta è sì.
2. Per navigare con successo in questo doppio binario, dobbiamo cambiare radicalmente la nostra prospettiva mentale. Invece di sentirci ipocriti o intrappolati, dobbiamo considerarci come dei veri e propri “missionari in incognito” e "sotto copertura". Pensate ai primi cristiani di origine ebraica: essi continuarono a frequentare il tempio e le sinagoghe per un certo tempo, ma il loro cuore apparteneva interamente a Cristo. In questo articolo esamineremo passi pratici per sviluppare la nostra spiritualità pur rimanendo formalmente "parte" di un organizzazione che sta opprimendo l'ekklesia mondiale.

USA IL FILTRO SPIRITUALE AI CONTENUTI BUROCRATICI

3. Il primo passo fondamentale consiste nell'imparare ad ascoltare in modo attivo e selettivo. Quando siamo seduti in Sala del Regno, non dobbiamo più assorbire passivamente tutto ciò che viene esposto. Dobbiamo applicare l’esortazione dell’apostolo Paolo: “Esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (leggi 1 Tessalonicesi 5:21). Questo significa agire come un setaccio spirituale per trattenere solo il bene.
4. Quando dal podio vengono trattati argomenti legati al cristianesimo pratico — come l’amore in famiglia, l’aiuto a chi soffre, l'onestà e la coltivazione del frutto dello spirito — dobbiamo accogliere queste istruzioni con gioia. Questa è la parte sana del cibo spirituale. Al contrario, quando i discorsi si focalizzano su scadenze organizzative, rapporti di servizio, quote orarie o sensi di colpa indotti per non aver fatto "abbastanza", dobbiamo semplicemente "spegnere" l'ascolto emotivo. Riconosciamo quelle parti per quello che sono: dinamiche aziendali umane che non influiscono sulla nostra approvazione dinanzi a Dio.
5. Durante la trattazione degli articoli di studio, prendiamo l'abitudine di guardare oltre il paragrafo stampato. Quando viene citata una scrittura, cerchiamola sulla nostra Bibbia o sul tablet e leggiamone l'intero contesto (i capitoli precedenti e successivi). Spesso scoprirete che la Parola di Dio dice qualcosa di molto più profondo, inclusivo e liberatorio rispetto all'applicazione forzata che ne viene fatta dal podio e che riflette il modello organizzativo attuale e non il pensiero di Cristo ne tantomeno di Geova.

               COMMENTA IN MODO ILLUMINANTE 

6. Molti proclamatori consapevoli scelgono di continuare a commentare alle adunanze per incoraggiare gli altri per mantenere le apparenze ed evitare di attirare i sospetti del corpo degli anziani. È possibile farlo senza promuovere il dogmatismo dell'organizzazione? Assolutamente sì. Il segreto sta nel fare commenti che elevino la congregazione, seminando la benignità e l'amore di Cristo.
7. Quando alzate la mano per rispondere, evitate di ripetere pappagallescamente le frasi preconfezionate del paragrafo. Formulate invece una risposta basata direttamente ed esclusivamente sul testo biblico. Ad esempio, potreste dire: “Il versetto citato in questo paragrafo ci ricorda l'immensa compassione di Gesù verso chi è stanco e oppresso”. Nessun conduttore o anziano potrà mai censurarvi o accusarvi di deviazionismo se vi lmitate a spiegare la Bibbia alla lettera.
8. Siate selettivi riguardo ai paragrafi su cui commentare. Scegliete solo quelli che trattano qualità morali, la preghiera, la fede o il conforto. Evitate sistematicamente le domande che richiedono di esaltare la struttura terrena o di convalidare interpretazioni  non scritturali. In un ambiente spirituale spesso rigido e focalizzato sul "fare", i vostri commenti incentrati solo su Cristo saranno una boccata d'aria fresca per i fratelli più sensibili (leggi Giovanni 13:35).

NOMINATO CONSAPEVOLE : 
PROTEGGI IL GREGGE DALL'INTERNO

9. Cosa succede se chi acquista consapevolezza non è un semplice proclamatore, ma un anziano, un sorvegliante o un servitore di ministero? La pressione psicologica può essere ancora più intensa, ma il potenziale di fare il bene è immenso. Un nominato consapevole deve smettere di vedersi come un gendarme dell'organizzazione e iniziare a considerarsi un vero pastore spirituale, un difensore dei diritti dei fratelli.
10. Se sei un anziano consapevole, il tuo voto e la tua voce all'interno delle adunanze degli anziani possono fare la differenza tra la vita e la morte emotiva di un proclamatore. Usa la tua influenza per smorzare lo zelo distruttivo dei colleghi più rigidi e addolcire le direttive oppressive non basate sulle Scritture. Quando si discute di intraprendere azioni giudiziarie contro fratelli deboli o dubbiosi, spingi sempre per la misericordia, minimizzando le presunte infrazioni burocratiche e proteggendo i proclamatori dall'ostracismo e dalle espulsioni ingiuste.
11. Quando ti vengono assegnati discorsi pubblici, parti dal podio o considerazioni dei bisogni locali, hai l'opportunità unica di "nutrire le pecore" con puro Vangelo. Sposta l'accento dalle regole umane alla benignità di Dio, all'amore incondizionato e alla libertà cristiana. Evita di usare il podio per colpevolizzare o per spronare i fratelli a produrre di più. Struttura i tuoi discorsi in modo che chi è oppresso esca dalla Sala rincuorato e sollevato, avendo udito parlare di Cristo e non di scadenze teocratiche (leggi Matteo 11:28-30).
12. Anche i servitori di ministero consapevoli hanno un ampio margine d'azione, specialmente nella gestione logistica e dei territori. Potete usare la vostra posizione per allentare i controlli ossessivi sui proclamatori, distribuendo i territori in modo equo e senza fare pressioni sulle cartoline o sui dati personali. Nelle vostre interazioni quotidiane e nell'assistenza ai bisogni della Sala, siate l'esempio vivente di un servizio reso per amore del prossimo e non per scalare le gerarchie umane.

           ABBATTERE IL LEGALISMO TEOCRATICO

13. Un vero cristiano sa che il "servizio di campo" nel primo secolo non era una questione di cartoline del territorio o di ore da registrare su un rapporto mensile. La testimonianza era organica, spontanea e nasceva dal cuore (leggi Atti 8:4). Se scegliete di partecipare alle disposizioni per il servizio per non essere etichettati come "irregolari" o "inattivi", potete trasformare questa attività in un'opportunità per praticare il vero cristianesimo.
14. Quando siete in macchina con i fratelli o camminate nel territorio, avete l'opportunità di essere "mediatori di pace" (Matteo 5:9). Rifiutatevi categoricamente di partecipare al gossip teocratico o ai giudizi taglienti contro chi è debole, chi non frequenta regolarmente o chi si veste in modo non conforme agli standard umani. Se un proclamatore viene criticato, difendetelo ponendo l'accento sulle sue buone qualità o sulle sue sofferenze personali. Con discrezione, potete rassicurare chi è ansioso dicendo: “Geova conosce il nostro cuore e ci ama per quello che siamo, non per i numeri che mettiamo su un foglio”.
15. Se vogliamo sviluppare il vero cristianesimo in congregazione, dobbiamo anche cambiare i nostri punti di riferimento sociali. Invece di cercare l'approvazione della "aristocrazia teocratica" della Sala, rivolgiamo la nostra attenzione agli ultimi (leggi Matteo 20:26, 27). Cerchiamo i fratelli anziani, i malati cronici, i depressi, o coloro che si siedono timidamente nelle ultime file e vanno via subito dopo la preghiera finale. Mostriamo loro un interesse sincero, non legato a scopi organizzativi, ma al puro amore fraterno.

         CUSTODISCI LA TUA "CAMERA SEGRETA"

16. Vivere come un proclamatore o un nominato consapevole all'interno della congregazione richiede una notevole energia mentale ed emotiva. Il rischio di subire un "burnout spirituale" a causa del costante indottrinamento o dei contrasti interni è reale. Per questa ragione, è vitale proteggere la propria spiritualità privata al di fuori delle attività ufficiali della Sala, partendo da una vita di preghiera profonda e senza filtri teocratici. Gesù ci ha fornito la chiave per mantenere l'equilibrio: “Quando preghi, entra nella tua camera segreta e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto” (leggi Matteo 6:6). Confessate a Geova la fatica della vostra situazione, i vostri dubbi e i vostri timori. Egli capisce perfettamente le vostre motivazioni e non vi condanna per il fatto di proteggere voi stessi e la vostra famiglia (1 Giovanni 3:20).
17. Non limitate il vostro nutrimento spirituale alle pubblicazioni della Sala. Dedicate del tempo a studiare la Bibbia in modo indipendente, consultando traduzioni diverse, analizzando i testi nelle lingue originali (ebraico e greco) o leggendo commentari biblici storici. Questo vi permetterà di ampliare i vostri orizzonti mentali e di non rimanere intrappolati in schemi interpretativi rigidi e artificiali.
18. Infine, se avete identificato in modo sicuro due o tre fratelli che condividono la vostra stessa consapevolezza, coltivate la loro amicizia al di fuori della Sala del Regno. Organizzate occasioni sociali ordinarie, come una cena o una gita. Nessuno può vietarvi di stare insieme. In quelle occasioni, senza la paura di essere ascoltati o denunciati, potrete scambiarvi un vero incoraggiamento spirituale, realizzando la promessa di Gesù: “Dove due o tre sono radunati nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (leggi Matteo 18:20)

Fine articolo.

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16 maggio 2026

Studio 4 Edizione clandestina Modello scritturale delle Adunanze cristiane

 Consideriamo il vero modello del radunarsi cristiano

Poniamo mente gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle opere eccellenti, non abbandonando la nostra comune adunanza” — EBREI 10:24, 25.


IL PERICOLO DEL FORMALISMO ESTERIORE
1. Nel corso dei secoli, Geova ha sempre desiderato che il suo popolo si radunasse per ricevere edificazione e ristoro spirituale. Le Sacre Scritture contengono esortazioni amorevoli volte a mantenere unita la fratellanza, specialmente nei momenti di intensa prova. Tuttavia, l'imperfezione umana e la tendenza a creare strutture gerarchiche rigide possono trasformare una disposizione d’amore in un pesante giogo burocratico. Quando ciò accade, la misurazione esteriore delle attività umane rischia di eclissare completamente lo spirito delle leggi divine.
2. Ai nostri giorni, un passo biblico che viene frequentemente utilizzato come un severo monito organizzativo è Ebrei 10:24, 25. Nella mentalità comune diffusa all'interno delle congregazioni, queste parole ispirate sono state gradualmente ridotte a una sorta di "norma sulla presenza". Questo parametro puramente visibile viene impiegato da sorveglianti e comitati di servizio come il principale termometro per misurare lo spessore spirituale di un singolo proclamatore. Se la nostra icona è accesa sui programmi digitali o se siamo seduti fisicamente sulle poltroncine della Sala del Regno, veniamo etichettati come "esemplari"; se manchiamo, scatta l'allarme dell'irregolarità.
3. Ma è davvero questo il "cibo a suo tempo" che l’apostolo Paolo desiderava dispensare ai cristiani ebrei del primo secolo? (Matt. 24:45). A quei fratelli stanchi, oppressi dal circostante sistema giudaico e bisognosi di vero ristoro, Paolo voleva imporre un rigido registro delle presenze o desiderava offrire una scialuppa di salvataggio spirituale? Per scardinare questo rigido schema mentale, è necessario compiere una seria ricerca spirituale scavando nel testo originale delle Scritture Greche Cristiane, liberando la Parola di Dio dalle incrostazioni del controllo umano.

UNO SGUARDO APPROFONDITO AL TESTO ORIGINALE

4. Quando le parole di Paolo vengono usate per generare sensi di colpa e ansia da prestazione, si compie una vera e propria forzatura del messaggio scritturale. Analizzando i termini greci scelti sotto ispirazione, scopriamo che la prospettiva del "servitore fedele" era diametralmente opposta a quella di un freddo controllo burocratico. Il primo termine cardine che incontriamo nel versetto 24 è il verbo katanoeo, spesso tradotto con "porre mente" o "considerare". Nelle congregazioni moderne, questo concetto viene applicato nel senso di vigilare sulla condotta o sulla spiritualità altrui.
5. In realtà, dal punto di vista filologico, katanoeo significa “osservare con attenzione”, “comprendere a fondo” o “intuire i bisogni profondi”. È l'esatto contrario del monitoraggio formale o del controllo delle presenze. Indica il discernimento spirituale e l'empatia clinica necessari per comprendere lo stato emotivo e psicologico di un compagno di fede. Se un servitore di Dio non è presente a una riunione, lo scopo dell'amore fraterno non è registrare freddamente l'assenza sul rapporto, ma comprendere la natura del suo dolore o della sua stanchezza.
6. Paolo prosegue spiegando che dobbiamo incitarci all’amore e alle opere eccellenti. Il termine greco qui reso "incitare" è paroxysmon. Nella lingua moderna, la parola "parossismo" ha spesso una connotazione negativa, ma nel testo sacro indica uno “stimolo positivo”, una “provocazione calorosa e amorevole”. Lo scopo di ogni contatto tra cristiani deve essere quello di edificare e far sentire il fratello amato, mai inadeguato o inferiore. Se la menzione di un versetto o una visita pastorale generano oppressione e senso di colpa per non aver raggiunto o svolto determinate "cose teocratiche odierne", si sta producendo l'effetto opposto al comando divino.
7. Nel versetto 25, Paolo introduce il forte avvertimento di “non abbandonare” la comune adunanza. Il verbo greco utilizzato è egkataleipo. Questo è un termine drammatico e potentissimo nel Nuovo Testamento; significa “lasciare in asso nel momento del bisogno”, oppure “abbandonare una postazione per totale disprezzo o codardia”. È lo stesso identico termine che Gesù grida sul palo di tortura quando dice: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matt. 27:46). Esiste quindi una distanza siderale tra chi è spiritualmente esausto, depresso o ferito, e chi invece manifesta un deliberato e superbo rigetto della fratellanza. Applicare questo rimprovero a un proclamatore scoraggiato significa scambiare una pecora ferita per un ribelle ostinato.
8. L'apostolo aggiunge l'espressione “come è consuetudine di alcuni”. La parola greca per "consuetudine" è ethos, che indica un'“abitudine cronica”, uno “stile di vita cinico e intenzionale”, portato avanti senza alcuna valida ragione o rispetto per il sacro. Non si riferisce affatto a chi salta temporaneamente le adunanze a causa di ferite emotive, ansia o burnout spirituale. Chi si allontana temporaneamente per proteggersi dalle ingiustizie ricevute all'interno del nucleo comunitario non sta coltivando una "brutta abitudine", ma sta applicando un legittimo istinto di conservazione.
9. Infine, Paolo indica l'attività principale da svolgere quando ci si raduna: “incoraggiandoci a vicenda”. Il termine originale è parakalountes, derivato dal verbo parakaleo. Letteralmente significa “chiamare qualcuno vicino a sé per consolarlo”, “stare al suo fianco”. È la stessa radice da cui deriva il termine utilizzato per descrivere lo spirito santo come il "Soccorritore" o "Consolatore" (Giov. 14:16). Questo è il vero obiettivo del radunarsi: la congregazione dovrebbe essere un rifugio sicuro, un ospedale spirituale. Se un cristiano percepisce la Sala del Regno come un tribunale dove verrà squadrato, giudicato o sommerso da domande indiscrete, la sua stessa coscienza lo spingerà a proteggersi restando lontano.

IL DILEMMA DELLA COSCIENZA ED IL SACRIFICIO DELLA VERITÀ

10. Alla luce di questa analisi, sorge spontaneo un dilemma che tormenta migliaia di servitori di Dio: frequentare l'adunanza è un comando tassativo o un consiglio? La risposta illuminante risiede nella natura stessa della nostra adorazione. Il radunarsi è un bisogno vitale dell'anima, una disposizione d'amore per la mutua edificazione, non un obbligo logistico legato a un luogo geometrico o a un edificio di proprietà di una corporazione legale. Geova non abita in templi fatti da mani umane, né vincola il suo favore a un cartellino delle presenze (Atti 17:24).
11. Tuttavia, sorge un paradosso doloroso quando l'ambiente in cui ci si raduna esige l'annullamento della coscienza individuale e l'ubbidienza cieca a direttive umane. Non si può onorare il “Dio di verità” indossando una maschera di finta approvazione verso insegnamenti o pratiche che il nostro cuore, educato dalle Scritture, respinge (Sal. 31:5). Se per mantenere la pace formale all'interno della Sala del Regno siamo costretti a tacere o a simulare un accordo dottrinale che non sentiamo, la nostra presenza fisica in quel luogo cessa di essere vera adorazione e si trasforma in un compromesso morale.
12. I vertici delle strutture religiose utilizzano spesso lo spettro dell'“apostasia” o del “mormorio” come un'arma di coercizione emotiva per mantenere l'uniformità acritica dei membri. Ma quando comprendiamo la differenza tra l'organizzazione visibile e l'approvazione di Geova, quel ricatto perde ogni potere. Gli uomini possono privarci di un incarico locale, possono cancellare il nostro nome da un foglio di rapporto o da un registro , ma non potranno mai recidere il nostro legame con l'Iddio Altissimo e con il suo Cristo (Rom. 8:38, 39).

IL MODELLO DI GESÙ PER LA NOSTRA IMPERFEZIONE

13. Nel considerare come comportarsi di fronte a un sistema centralizzato e rigido, l'esempio supremo ci viene da Gesù Cristo. Egli non si mosse nel vuoto, ma operò all'interno di un sistema religioso fortemente verticistico, ipocrita e legalista, guidato dai leader religiosi del suo tempo. Pur essendo perfetto, ci ha lasciato un modello realistico, perfettamente applicabile alla nostra condizione di esseri imperfetti che lottano per non perdere la bussola spirituale in mezzo a strutture umane imperfette.
14. Gesù frequentava i luoghi di culto come il Tempio e le sinagoghe, perché lì c'erano le Sacre Scritture e i sinceri ricercatori di verità. Tuttavia, non è mai stato un frequentatore sottomesso, addomesticato o silenzioso. Quando vide l'ingiustizia e il commercio nel tempio, non esitò a ribaltare i tavoli dei cambiavalute (Giov. 2:15); quando i farisei imposero rigide regole umane sulla sacralità del Sabato, le violò apertamente per sanare una persona malata (Mar. 3:1-5). Nella nostra imperfezione, non abbiamo l'autorità messianica di riformare i comitati o i vertici amministrativi, ma imitare Gesù significa rifiutare il conformismo ipocrita. Se per frequentare dobbiamo approvare ciò che è palesemente ingiusto, la distanza spirituale a volte diventa l'unico modo per preservare la nostra integrità.
15. Inoltre, Gesù ha ridefinito e decentralizzato completamente il concetto di adunanza. Quando divenne evidente che la struttura religiosa del Tempio di Gerusalemme era irrimediabilmente corrotta e refrattaria alle riforme, egli non cercò di scalarne le gerarchie interne. Al contrario, spostò il baricentro del radunarsi sui fianchi delle montagne, sulle spiagge e nelle case private. Sancì la più grande dottrina di libertà congregazionale mai espressa, dicendo: “Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matt. 18:20).
16. Gesù sapeva che l'uomo imperfetto soffre l'isolamento e ha bisogno della fratellanza, ma ha ridotto la struttura organizzativa al minimo geometrico: due o tre persone. Non servono podi, schermi digitali, disposizioni del sorvegliante di circoscrizione o locali registrati per sperimentare la presenza di Cristo. Un dialogo sincero, una preghiera condivisa o un caffè tra due proclamatori consapevoli che si confortano a vicenda costituiscono, a tutti gli effetti, la vera episynagoge approvata da Cristo, libera dal controllo burocratico. Questo non è un liberi tutti e da ora in poi non frequento più le adunanze, nosignore!... si tratta di cambiare la nostra prospettiva e comprendere le scelte di alcuni fratelli ( vedi la storia di Rolf Furuli dal suo sito internet ) e invece di trattarli da apostati imitiamo Cristo che non giudicò mai nessuno a parte gli Scribi e i Farisei ipocriti.

LIBERIAMO LA MENTE DAI SOFISTICATI SCHEMI 
NON SCRITTURALI

17. Esaminiamo ora, con logica e rigore scritturale, alcune delle obiezioni che la narrativa ufficiale utilizza per mantenere i fratelli in una condizione di sudditanza psicologica. Spesso si sente dire: “Se smetti di frequentare la Sala del Regno, Geova si dispiacerà e ritirerà il suo spirito dal tuo cammino”. Ma come abbiamo visto, lo spirito santo non è vincolato a un edificio di proprietà di una corporazione legale. Geova scruta il cuore (1 Sam. 16:7). Il Padre celeste si compiace quando un suo servitore protegge l'onestà intellettuale e la santità della propria coscienza. Partecipare a incontri formali annuendo a concetti che riteniamo falsi ferisce lo spirito di Dio molto di più rispetto al prenderci un tempo di isolamento protettivo per studiare la Bibbia in purezza di motivi.
18. Un'altra obiezione comune afferma: “Se rimani a casa e non vai all'adunanza, rischi di isolarti e diventare una facile preda di Satana”. Esiste tuttavia una differenza sostanziale tra l'eremitaggio spirituale e il distanziamento terapeutico. L'isolamento più devastante è quello emotivo, che si sperimenta quando si è seduti in mezzo a centinaia di persone con le quali non si può condividere la propria reale interiorità per timore di essere denunciati o giudicati. La vera protezione non risiede nella folla omologata della Sala, ma nella qualità dei rapporti spirituali: quei pochi intimi con cui è possibile esaminare la Parola di Dio senza il filtro della censura.
19. Infine, viene spesso detto: “Non dovremmo semplicemente esercitare fede, mostrando pazienza e aspettando che sia Geova ad aggiustare le cose a suo tempo?”. Questo argomento viene talvolta abusato per addormentare il senso di responsabilità del cristiano. Nel corso della storia biblica, Dio non ha mai "aggiustato" le istituzioni religiose che avevano corrotto la sua parola, come il sacerdozio ai giorni di Geremia o la struttura farisaica ai giorni di Gesù. Egli ha sempre rivolto un invito solenne ai singoli individui affinché prendessero le distanze da tali sistemi. Aspettare passivamente che una struttura umana cambi, mentre la propria salute spirituale e mentale viene erosa dal silenzio forzato, non è fede: è sottomissione psicologica a un'autorità umana.
20. Cari fratelli e sorelle che cercate la verità con onestà: accogliete la testimonianza delle Scritture e liberate la vostra mente da ingiusti sensi di colpa. Se in questo momento della vostra vita non avete la forza di esporvi a un ambiente che calpesta la vostra sensibilità o che ignora le vostre ferite, non state voltando le spalle all'Onnipotente. L'apostolo Paolo ci ricorda che Cristo ha sofferto “fuori della porta” e ci rivolge un invito solenne: “Usciamo dunque verso di lui fuori dell'accampamento, portando il vituperio che egli portò” (Ebr. 13:12, 13). L'accampamento umano esige conformismo; Cristo, fuori da quell'accampamento, offre vero ristoro e libertà. Continuiamo pure ad adempiere il profondo comando di Ebrei 10, ponendo mente gli uni agli altri, ma facciamolo imitando il Pastore eccellente: cercando le pecore ferite per fasciarle con amore, anziché scorrere i registri per segnare le assenze.

Fine.



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