«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»

QUESTO BLOG INCORAGGIA RIFORME BIBLICHE CHE POSSONO RIPORTARE IL CRISTIANESIMO SINCERO E GENUINO NELLA CONGREGAZIONE .

24 settembre 2026

Studio 17 Edizione clandestina Articolo di Riflessione

 

La responsabilità di insegnare, la libertà di interrogarsi

«La sapienza che viene dall’alto è anzitutto pura, poi pacifica, ragionevole» — GIACOMO 3:17.


L’applicazione di Proverbi 4:18 e la realtà delle conseguenze irreversibili


1. Nel corso della nostra storia teocratica, l’introduzione di un "nuovo intendimento" viene regolarmente associata alla rassicurante cornice di Proverbi 4:18, descrivendo il progresso dottrinale come una luce che «risplende sempre più». Tuttavia, per il proclamatore che esamina la realtà con onestà di cuore, l'applicazione automatica di questo concetto non è sufficiente per voltare semplicemente pagina. Esiste una profonda asimmetria tra la facilità con cui un paragrafo stampato corregge una spiegazione del passato e l’impossibilità assoluta, per il singolo fedele, di modificare le conseguenze umane, emotive e fisiche prodotte da quella stessa direttiva quando era considerata vincolante. Il teologo e riformatore polacco del XVI secolo, Andrzej Frycz Modrzewski, scrisse a tal proposito: «Nessuna legge o autorità può restituire il tempo o la vita a chi ha ubbidito a un errore spacciato per verità indiscutibile». Questa distanza tra la teoria teologica e il vissuto reale dei fratelli merita di essere riconosciuta e rispettata fino in fondo, anziché essere frettolosamente archiviata come un semplice "passaggio alla luce successiva".


2. Consideriamo, a titolo di esempio, il delicato campo dei trattamenti medici e la complessa evoluzione della nostra posizione sui componenti e le frazioni del sangue. Oggi la disposizione riconosce un legittimo spazio alla coscienza del singolo espositore o proclamatore nell’accettare o rifiutare determinate terapie. Dinanzi a questa lodevole apertura, sorge però un interrogativo naturale: su quali basi scritturali la posizione precedente veniva presentata come un vincolo imperativo davanti a Geova, la cui violazione comportava l'allontanamento dalla congregazione? Quando una linea di condotta viene presentata come l'unica approvata da Dio, essa cessa di essere un consiglio e diventa un obbligo. Chi in passato ha affrontato la perdita di un proprio caro o ha vissuto nel terrore di un giudizio divino a motivo di quelle restrizioni, non può azzerare la propria memoria.


3. La scrittura di Ecclasiaste 3:15 ci ricorda in modo insolito che «il vero Dio cerca ciò che è stato perseguitato» (o «ciò che è passato», secondo altre sfumature del testo ebraico). Questo indica che il passato non svanisce agli occhi di Dio, né dovrebbe svanire in un percorso di autentica guarigione spirituale. Se un insegnamento viene modificato, la responsabilità cristiana impone di dare spiegazioni esaustive sul perché la precedente interpretazione fosse considerata un parametro di fedeltà assoluta. Liquidare il passato senza un'analisi onesta della responsabilità dell'insegnamento significa far ricadere l'intero peso psicologico ed emotivo sul gregge, lasciando i proclamatori soli con i propri interrogativi irrisolti.


La fallibilità dei canali umani e la proporzione dell'ubbidienza richiesta


4. Più volte, attraverso le colonne delle nostre pubblicazioni, è stato opportunamente ricordato che lo "schiavo fedele e saggio" non agisce sotto ispirazione divina e può commettere errori di giudizio o di interpretazione scritturale. Se accettiamo questo presupposto di fallibilità umana come un dato di fatto, ne consegue logicamente che anche il grado di ubbidienza e di sottomissione richiesto alla congregazione dovrebbe essere rimodulato di conseguenza. Non è concettualmente coerente esigere un'aderenza cieca e dogmatica a direttive che, per stessa ammissione di chi le emana, potrebbero essere catalogate come errate o superate nel prossimo futuro. Un simile approccio rischia di trasformare la teocrazia in un sistema in cui l'incertezza e il peso dell'errore gravano solo su chi ubbidisce, mentre chi insegna mantiene intatta la facoltà di correggersi senza rispondere delle conseguenze.


5. A questo proposito, il pensatore e riformatore radicale del Settecento, Thomas Chubb, osservò con acume: «Chiedere agli uomini di sottomettere la propria coscienza a un’autorità che si dichiara fallibile significa costringerli a preferire l’errore potenziale degli uomini alla certezza della propria responsabilità individuale davanti a Dio». La prudenza cristiana dovrebbe quindi imporre la massima cautela nell'istituire regole che vincolano la coscienza altrui. Se un intendimento non è assoluto, non dovrebbe mai essere imposto come tale. La scrittura di Ezechiele 34:4 condanna severamente quei pastori d'Israele che guidavano il popolo «con durezza e con tirannia», dimenticando la fragilità delle pecore; nel contesto moderno, la durezza si manifesta ogniqualvolta si impone un peso dogmatico superiore all'effettiva certezza scritturale posseduta.


6. L'apostolo Paolo, in 1 Corinti 7:35, mise in evidenza come i suoi consigli non fossero scritti «per gettarvi un laccio», bensì per spingere i fratelli a ciò che è decoroso e dignitoso. Quando una struttura religiosa moltiplica le norme vincolanti e punisce il dissenso interiore, crea inevitabilmente dei lacci spirituali. Riconoscersi limitati e imperfetti non dovrebbe essere solo una dichiarazione di principio da usare come scudo contro le critiche, ma un principio operativo che induce i sorveglianti a essere estremamente flessibili, tolleranti e non intrusivi nella sfera privata e decisionale della fratellanza.


I limiti del format di studio rigido e la necessità di uno spazio per l'anima


7. Una questione di così vasta portata ideale ed emotiva non può trovare una reale composizione attraverso il formato standardizzato dello studio della Torre di Guardia. Il meccanismo didattico basato su paragrafi prestabiliti, domande formulate dalla redazione e risposte preconfezionate da rintracciare fedelmente nel testo, è strutturato per trasmettere contenuti, non per accogliere il vissuto interiore delle persone. Questo metodo può senza dubbio illustrare i dettagli tecnici di un "nuovo orientamento", ma fallisce sistematicamente nel curare o nell'alleviare l'impatto che tale svolta produce nella mente e nel cuore di chi ha sofferto sotto il regime della regola precedente.


8. Sapere esattamente quale risposta dare durante l’adunanza per far scorrere il programma non equivale affatto ad aver pacificato la propria coscienza. Molti fratelli e sorelle dimostrano un'eccellente padronanza del materiale stampato e commentano con precisione, ma continuano a portare dentro di sé una frattura profonda e un senso di smarrimento irrisolto. La scrittura di Proverbi 14:10 ci ricorda che «il cuore conosce la propria amara amarezza, e nessun estraneo può spartire la sua gioia». Questo isolamento emotivo viene amplificato quando l'ambiente della congregazione non prevede canali formali o informali per dare voce a tale amarezza, pretendendo invece un'immediata e artificiale manifestazione di entusiasmo per ogni novità organizzativa.


9. Un'adunanza che si limita alla recita di risposte programmate rischia di scambiare l'uniformità esteriore per unità spirituale. La vera salute spirituale di una comunità non si desume dalla conformità dei commenti pubblici, ma dal livello di sicurezza psicologica che i membri percepiscono. Se un proclamatore teme che l'espressione di un dubbio legittimo o di una perplessità sincera possa compromettere la sua reputazione spirituale o esporlo a sanzioni teocratiche, significa che la congregazione ha smesso di essere un rifugio sicuro ed è divenuta un luogo di vigilanza dottrinale.


Verso un dialogo teocratico inclusivo basato sull'ascolto e sull'umiltà


10. Un modello di insegnamento ispirato al modello di Cristo dovrebbe dare priorità all'ascolto compassionevole rispetto all'asserzione dogmatica. Sarebbe straordinariamente prezioso se nelle nostre comunità si potessero organizzare momenti di effettivo e mutuo confronto, nei quali le variegate esperienze dei fratelli — comprese le loro ferite e i loro traumi — potessero contribuire a definire i reali bisogni spirituali da esaminare. Il teologo riformato del XVII secolo Giovanni Valentino Andreae, nel suo trattato sulla vera fraternità, affermò: «La Chiesa più vicina a Cristo non è quella che mette a tacere i dubbi con l'autorità, ma quella che sa sedersi accanto a chi dubita finché la tempesta del cuore non si sia placata». Abbiamo bisogno di un dialogo capace di ospitare interrogativi complessi senza la fretta di dover esibire una risposta preconfezionata.


11. Anche coloro che hanno l'alto privilegio di dispensare il cibo spirituale a livello locale o generale dovrebbero porsi in una costante attitudine di apprendimento nei confronti del gregge. L'ascolto delle sofferenze silenziose dei proclamatori non indebolisce l'autorità, ma la legittima agli occhi di Dio e degli uomini. Come espresso nella poco citata scrittura di Giobbe 31:13, 14, persino l'uomo integro Giobbe riconobbe che sarebbe stato colpevole dinanzi a Dio se avesse «rifiutato di fare giustizia al suo schiavo o alla sua schiava quando erano in lite con lui». Se i pastori spirituali ignorano il grido o il disorientamento di chi è stato ferito dalle disposizioni passate, cosa risponderanno quando Geova chiederà loro conto della cura del gregge?


12. Manifestare liberamente perplessità o chiedere chiarimenti profondi non è affatto sinonimo di debolezza spirituale, di ribellione o di mancanza di affetto fraterno. Al contrario, è spesso il riflesso di una fede matura, che prende con estrema serietà il valore sacro della Verità e le ripercussioni concrete che ogni dottrina ha sulla vita quotidiana. Auspichiamo che questo tempo di transizione porti con sé una rinnovata e diffusa consapevolezza dei limiti dell'uomo: più prudenza nel promulgare verdetti dogmatici, più propensione a spiegare le ragioni profonde delle scelte e, soprattutto, una piena e incondizionata libertà di interrogarsi. Questo è l’unico modo tangibile per onorare la fiducia della fratellanza e rispettare la dignità della coscienza umana



_____________________

Studio 16 Edizione Clandestina Settembre 2026 Dottrina sul corretto uso del sangue

 

"Esaminate ogni cosa; attenetevi a ciò che è eccellente." — 1 Tessalonicesi 5:21

1. Lo sconcerto nella congregazione e il nuovo intendimento dottrinale

Søren Kierkegaard


1. La fratellanza mondiale sta attraversando un vero e proprio   terremoto teologico. Con la recente rimozione del divieto assoluto   sui quattro componenti principali del sangue, oggi affidati alla   "coscienza personale", milioni di proclamatori si sono svegliati di   fronte a una realtà del tutto inedita. Lo smarrimento all'interno della   congregazione è tangibile: per decenni questa regola è stata   presentata dal podio delle nostre Sale del Regno come un   pilastro non negoziabile della pura adorazione. Oggi, questo   improvviso cambio di intendimento genera un profondo carico   emotivo e solleva interrogativi legittimi su decisioni passate che   hanno coinvolto la vita, la salute e i legami familiari di migliaia di   servitori di Geova.
2. Le riflessioni che circolano tra i fratelli mostrano ferite aperte che non possono essere ignorate o liquidate superficialmente durante le adunanze. Come espresso con grande equilibrio dal fratello Ludwig:
“Per decenni l’accettazione dei quattro componenti principali del sangue non è stata considerata una questione di coscienza personale; oggi, invece, viene lasciata alla decisione del singolo cristiano. È quindi legittimo chiedersi: su quale preciso fondamento scritturale si basava la precedente posizione e quali elementi hanno portato oggi a modificarla?” 
Questa richiesta di trasparenza non è segno di spirito apostata, ma il legittimo bisogno di dignità di chi ha ubbidito ciecamente alle direttive teocratiche, spesso a caro prezzo.
3. Il dramma umano è amplificato per chi si trova in prima linea nelle attività assistenziali, come i membri dei Comitati di Collegamento con gli Ospedali (CCO). Il fratello Agape Evriskon ha dato voce a questo tormento interiore che tocca molti anziani: 
“Che cosa provano oggi i fratelli dei CCO pensando a quelle persone? Persone che magari sono davanti a una decisione che riguarda la propria salute... e che fino a ieri contavano sull’aiuto, sull’esperienza e sulla guida dei fratelli del CCO. Che cosa si dice a una persona che si trova sulla soglia tra la vita e la morte? ‘Ci dispiace, il sistema è cambiato’?” 
Le risposte burocratiche della filiale non bastano più quando si toccano le corde della vulnerabilità dei proclamatori.

2. Il pianto dei profeti di fronte all'incoerenza dei nominati

4. Lo sconcerto che proviamo oggi non è una novità nella storia del popolo di Dio; i profeti dell'antico Israele vissero sentimenti identici davanti all'arbitrio e all'incoerenza delle guide spirituali nominate. Il profeta Abacuc, osservando lo smarrimento del giudizio da parte di chi doveva guidare la nazione, gridò a Dio: 
“Fino a quando, o Geova, dovrò invocare aiuto e tu non ascolterai? [...] La legge è diventata inefficace e la giustizia non trionfa mai”
(Abacuc 1:2, 4). I profeti soffrivano non per mancanza di fede in Geova, ma perché vedevano i leader umani manipolare il diritto, lasciando i servitori di Dio nel disorientamento più totale.
5. Anche Geremia visse un profondo travaglio emotivo a causa dei pastori che disperdevano il popolo anziché curarlo con amore, arrivando a dire: 
“Il mio cuore è spezzato dentro di me... A causa dei profeti tutti i miei sistemi tremano” (Geremia 23:9).
 I profeti biblici ci insegnano che è del tutto normale provare dolore e sdegno quando le disposizioni degli uomini si rivelano fallaci e contraddittorie. Eppure, nonostante lo shock per il comportamento dei leader del popolo, questi uomini fedeli non abbandonarono mai il loro legame personale con l'Altissimo, distinguendo l'errore degli uomini dalla verità divina.
6. Questa distinzione è fondamentale per comprendere come sia stato possibile andare oltre le cose scritte nelle Scritture (1 Corinti 4:6). Quando chi è al comando si pone come "signore della fede" invece che come compagno d'opera per la nostra gioia (2 Corinti 1:24), finisce inevitabilmente per legiferare dove la Bibbia non specifica. In 1 Pietro 5:3 viene ricordato a tutti gli anziani di non “signoreggiare su quelli che sono l'eredità di Dio”. Il riconoscimento che il vecchio intendimento sul sangue non fosse una legge divina immutabile, ma un'estensione interpretativa umana, è un fatto che oggi ci impone di rimettere al centro la Parola di Dio e non i decreti dell'organizzazione.

 Viene prima la coscienza cristiana in base alla nostra relazione con Dio  Atti 5:29

7.“Dobbiamo ubbidire a Dio come governante anziché agli uomini” (Atti 5:29).
Nel corso dei secoli, grandi pensatori e riformatori cristiani hanno affrontato tempeste dottrinali simili, lasciandoci fari di luce per non smarrire la via. Il teologo Tommaso d'Aquino affermò un principio straordinariamente liberatorio: “La coscienza vincola sempre, anche quando è erronea”, specificando che agire contro la propria coscienza costituisce una violazione morale, perché essa è il tribunale interiore che Dio ha posto in ogni uomo. Se in passato abbiamo preso decisioni difficili in campo medico mossi da una coscienza pura e dall'amore per Geova, quell'atto di profonda devozione resta intatto e prezioso ai Suoi occhi, indipendentemente dagli errori dei comitati teologici.
8. Durante la Riforma del XVI secolo, il valore della coscienza individuale contro l'autoritarismo ecclesiastico divenne il perno del cambiamento. Martino Lutero, davanti alla Dieta di Worms, pronunciò parole storiche che risuonano con forza nei nostri cuori in questi giorni di revisione dottrinale: “La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio. Non posso e non voglio ritrattare nulla, perché non è giusto né sicuro agire contro coscienza”. La storia del cristianesimo dimostra che il progresso spirituale avviene proprio quando ci si libera dai pesi imposti dalle tradizioni e dai regolamenti umani per tornare alla purezza del messaggio biblico originario.
9. Il filosofo cristiano Søren Kierkegaard analizzò a fondo il pericolo dell'omologazione all'interno delle comunità religiose, spiegando che la vera fede non si sviluppa seguendo ciecamente una folla o un'organizzazione, ma nel rapporto individuale del "singolo" davanti a Dio. Kierkegaard denunciava i sistemi religiosi che annullano la responsabilità personale in nome di un'autorità terrena centralizzata. Il cambiamento odierno sul sangue ci costringe, in modo salutare anche se doloroso, a riappropriarci di quella responsabilità individuale descritta in Romani 14:12: “Ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio”.

4. Conservare la fede autentica senza fare naufragio

10. Di fronte al crollo di credibilità della leadership che cura l'insegnamento, il pericolo reale per molti proclamatori è quello di fare naufragio nella fede complessiva (1 Timoteo 1:19). È il classico errore del "gettare via il bambino con l'acqua sporca". L'acqua sporca è evidente a tutti: è il dogmatismo umano, la mancanza di scuse ufficiali da parte del Corpo Direttivo per le sofferenze del passato, l'ipocrisia di un sistema che cancella sanzioni giudiziarie storiche senza riconoscere le proprie responsabilità operative. Ma il bambino è qualcosa di infinitamente prezioso: è la tua fede autentica, il tuo amore sincero per Geova, la bellezza dello studio della Bibbia e l'affetto genuino scambiato con tanti fratelli puri di cuore nella congregazione, come anche le altre cose buone che abbiamo ad esempio eliminare i vizi di questo sistema e non imparare o partecipare alle guerre dei capi umani.
11. Gli errori umani di chi dirige l'opera non annullano affatto tutto il bene che hai costruito in questi anni di sacro servizio. Le ore dedicate al ministero di campo, il conforto dato agli afflitti nelle congregazioni e i sacrifici compiuti sono stati fatti per amore di Dio, non per compiacere gli uomini, e Gesù stesso promise che “chiunque avrà dato da bere anche solo un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli... non perderà affatto la sua ricompensa” (Matteo 10:42). La purezza dei tuoi motivi passati resta un tesoro intatto nei cieli, che nessuna circolare organizzativa o lettera agli anziani potrà mai svalutare.
12. Questo momento di crisi può trasformarsi in un'opportunità di straordinaria rinascita spirituale e consolazione . Liberarsi dal peso di regole umane non significa allontanarsi da Geova, ma avvicinarsi a Lui con una maturità nuova, fondata sull'amore e non sulla paura di azioni giudiziarie o dell'ostracismo. Possiamo continuare a coltivare tutto ciò che di buono, onesto e puro abbiamo imparato (Filippesi 4:8), sostenendo con empatia i proclamatori traumatizzati, i membri dei CAS disorientati e chiunque stia piangendo in silenzio, offrendo loro comprensione e mai giudizio.
13. In conclusione, la verità ci rende liberi (Giovanni 8:32), e la vera libertà cristiana include la responsabilità di camminare con le proprie gambe spirituali. Lasciamo che l'acqua sporca dell'autoritarismo umano scorra via e tratteniamo stretto il "bambino" della nostra fede genuina. Guardiamo al futuro con fiducia, sapendo che le guide umane cambiano le loro disposizioni, ma “l'amore di Dio rimane per sempre” (Salmo 52:8).



Postilla: Il parallelo storico con le Corti umane
Un parallelismo illuminante ci viene dalla giurisprudenza terrena. La Corte Suprema degli Stati Uniti, pur considerando la Costituzione un testo fondamentale e quasi "sacro", ha più volte emesso sentenze restrittive che violavano i principi stessi di quel testo, per poi ribaltarle clamorosamente a distanza di decenni Constitution Center.
  • La segregazione razziale: Nel 1896, con il caso Plessy v. Ferguson, la Corte sancì la legittimità della segregazione (il principio "separati ma uguali"). Ci vollero 58 anni prima che, nel 1954 con il caso Brown v. Board of Education, la stessa Corte riconoscesse l'errore e dichiarasse la segregazione intrinsecamente incostituzionale Constitution Center.
  • Il saluto alla bandiera: Nel 1940 la Corte impose l'obbligo del saluto alla bandiera nelle scuole (caso Gobitis), penalizzando proprio i figli dei Testimoni di Geova. Solo tre anni dopo, nel 1943 (caso Barnette), la Corte fece marcia indietro ammettendo di aver violato la libertà di coscienza e di religione Constitution Center.
  • Il diritto all'aborto: Nel 2022, con la storica sentenza del caso Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, la Corte Suprema ha annullato la storica sentenza Roe v. Wade del 1973 Justia U.S. Supreme Court Center. Dopo quasi 50 anni, i giudici hanno stabilito che la precedente interpretazione non aveva un reale fondamento nel testo costituzionale originale, cancellando un diritto federale che per mezzo secolo era stato considerato assodato Justia U.S. Supreme Court Center.
Questi vistosi ripensamenti dimostrano un fatto oggettivo: l'incoerenza, l'errore e la rigidità non risiedono nel testo di riferimento (la Costituzione per i giuristi, la Bibbia per i credenti), ma nei limiti interpretativi degli uomini chiamati a spiegarlo. Se persino le più alte istituzioni giuridiche del mondo compiono errori drammatici per poi correggerli anni dopo, diventa evidente che nessuna leadership terrena o comitato di anziani può esigere un'ubbidienza cieca e assoluta a scapito della coscienza del singolo proclamatore.

22 settembre 2026

Riflessioni sulla nuova direttiva in relazione all'uso del sangue

 


Agape Evriskon21 settembre 2026 alle ore 21:16


Saluti a tutti!

La mia domanda, però, riguarda ciò che succede — e ciò che succederà — con tutti quei casi rilevanti dei CCO (Comitato di Collegamento con gli Ospedali) che sono ancora in corso.
Che cosa accadrà adesso? I fratelli semplicemente alzeranno le mani dicendo: «Beh, fratello, questa è una tua decisione. Devi risolverla tu. L’organizzazione ormai vede le cose in modo diverso…»?
E per gli interventi chirurgici già programmati? Che cosa dirà il CCO ai medici e ai pazienti? «Ci dispiace, il nostro mandato è scaduto»?
Ma soprattutto: che cosa pensano di tutto questo i fratelli che hanno lavorato nei CCO? Che cosa significa per loro vedere che, da un giorno all’altro, la situazione è cambiata e che ciò che per anni era considerato importante e necessario ora, semplicemente, non lo è più?
«La ruota ha girato. Ci dispiace, qui finisce tutto»?
Oppure è una fine che viene accettata con un certo rimorso, ma anche con sollievo, perché finalmente non è più una loro responsabilità?
E poi ci sono le persone che hanno fatto affidamento su di loro.
Che cosa pensano quelle persone?
Persone che magari sono davanti a una decisione che riguarda la propria salute, il proprio intervento chirurgico, forse persino la propria vita — e che fino a ieri contavano sull’aiuto, sull’esperienza e sulla guida dei fratelli del CCO.
Che cosa si dice a una persona che si trova sulla soglia tra la vita e la morte?
«Ci dispiace, il sistema è cambiato»?
Perché alla fine non stiamo parlando soltanto di una procedura, di un programma o di un mandato organizzativo.
Stiamo parlando di persone reali. Di persone che hanno affidato a qualcun altro una parte della loro vita, proprio nel momento in cui erano più vulnerabili.
E mi chiedo sinceramente: che cosa provano oggi i fratelli dei CCO pensando a quelle persone?

Sebbene parlo Italiano un po', ho affidato la traduzione all'intelligenza artificiale.


Con affetto fraterno, Evriskon




_____________________________

20 settembre 2026

Riflessioni sull'aggiornamento 6 del Corpo Direttivo

 

  1. Un cambiamento di questa portata credo meriti una spiegazione più approfondita. Per decenni l’accettazione dei quattro componenti principali del sangue non è stata considerata una questione di coscienza personale; oggi, invece, viene lasciata alla decisione del singolo cristiano. È quindi legittimo chiedersi: su quale preciso fondamento scritturale si basava la precedente posizione e quali elementi hanno portato oggi a modificarla?

    Non parliamo infatti di una questione marginale. Nel corso degli anni molti fratelli e sorelle, desiderosi di rimanere fedeli a Geova, hanno affrontato decisioni mediche estremamente difficili attenendosi alle indicazioni allora ricevute. Alcuni possono aver vissuto conseguenze molto gravi. Esiste inoltre la delicata questione di coloro che possono aver subito conseguenze congregazionali, o essere stati considerati dissociati, per decisioni riguardanti il sangue che oggi potrebbero rientrare nella coscienza individuale.

    Proprio per questo credo sarebbe importante non limitarsi a spiegare cosa cambia da oggi, ma chiarire anche perché ciò che oggi viene affidato alla coscienza personale per tanti anni non lo è stato e come vengono considerate le conseguenze del passato.

    Non è necessariamente una contestazione del cambiamento; una comprensione può essere riesaminata. Ma quando una precedente interpretazione ha inciso così profondamente sulla vita, sulla coscienza e sulle scelte mediche delle persone, credo che una spiegazione completa sia dovuta soprattutto per rispetto verso chi ha preso decisioni difficilissime confidando sinceramente nelle indicazioni ricevute. Trasparenza e responsabilità, in una questione così seria, sarebbero una forma di rispetto verso tutti loro.



  2. Ludwig

    Parte 1

  3. Ho ascoltato con grande attenzione questo aggiornamento e credo che un cambiamento di tale portata meriti una riflessione molto più approfondita di una semplice comunicazione della nuova posizione.

    Per molti anni l'accettazione dei quattro componenti principali del sangue — globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine — non è stata presentata come una questione lasciata alla coscienza individuale. Oggi, invece, viene riconosciuto che ciascun cristiano deve prendere personalmente questa decisione davanti a Geova.

    È certamente positivo quando si ritiene necessario riesaminare una precedente comprensione. Nessun essere umano può pretendere di avere una comprensione perfetta e immutabile di ogni questione. Tuttavia, quando un cambiamento riguarda un argomento così delicato, che per decenni ha inciso concretamente sulle decisioni mediche e religiose delle persone, ritengo che comunicare la nuova posizione non sia sufficiente: occorrerebbe spiegare approfonditamente anche quella precedente.

    La domanda fondamentale, quindi, non è semplicemente: “Che cosa possiamo fare da oggi?” La domanda è anche: su quale preciso fondamento scritturale si basava ciò che non potevamo fare ieri?

    Se oggi viene sottolineato che la Bibbia non entra nello specifico dei singoli componenti del sangue e che pertanto non si dovrebbe andare oltre ciò che è scritto, diventa inevitabile domandarsi come sia stato possibile, per così tanti anni, arrivare a una conclusione tanto più restrittiva su una materia che oggi viene riconosciuta come appartenente alla coscienza personale.

    E questa non è soltanto una questione teologica. Dietro una norma religiosa applicata per decenni ci sono persone reali, famiglie reali e decisioni reali. Ci sono stati fratelli e sorelle che, davanti a situazioni mediche gravissime, hanno rifiutato determinate terapie perché desideravano sinceramente rimanere fedeli a Geova e alle indicazioni che ritenevano fondate sulla sua Parola. Le eventuali conseguenze mediche dei singoli casi devono naturalmente essere valutate sulla base dei fatti e non possono essere generalizzate; ciò non toglie però che quelle persone abbiano affrontato decisioni di enorme importanza sulla base della comprensione allora insegnata.




  4. Ludwig

    PARTE 2

    Esiste poi un'altra questione che meriterebbe un chiarimento altrettanto serio: che cosa accade rispetto alle situazioni disciplinari del passato?

    Se vi sono state persone che hanno subito conseguenze congregazionali, o che sono state considerate come essendosi dissociate, in relazione a decisioni sul sangue che oggi rientrerebbero nella libertà di coscienza, credo sia ragionevole chiedere come vengano considerate oggi quelle vicende. Non sarebbe corretto presumere che ogni caso sia stato identico, ma proprio per questo sarebbe auspicabile una spiegazione ufficiale.

    Quando un'organizzazione religiosa chiede ai propri fedeli di prendere decisioni tanto importanti sulla base della propria interpretazione delle Scritture, l'autorevolezza dell'insegnamento comporta inevitabilmente anche una grande responsabilità quando quell'interpretazione viene successivamente modificata.

    Per questo credo che sarebbe profondamente rispettoso verso tutti — verso chi continua a condividere pienamente la propria fede, verso chi ha sofferto, verso chi ha perso persone care e anche verso chi in passato ha vissuto conseguenze congregazionali — fornire una ricostruzione chiara e documentata del ragionamento precedente, delle ragioni che hanno portato al suo riesame e del modo in cui vengono oggi considerate le conseguenze delle decisioni prese sotto la precedente direttiva.

    Chiedere queste spiegazioni non significa necessariamente contestare il diritto di modificare una comprensione. Significa riconoscere che, quando una comprensione religiosa ha avuto conseguenze così profonde sulla vita delle persone, alla libertà di correggerla dovrebbe accompagnarsi la disponibilità a spiegare con la massima trasparenza perché quella correzione si sia resa necessaria.

    Credo che una spiegazione di questo genere sarebbe una forma di rispetto verso la coscienza, la dignità e la storia personale di tutti coloro che, per molti anni, hanno cercato sinceramente di fare ciò che ritenevano giusto davanti a Geova.




__________________________________