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QUESTO BLOG INCORAGGIA RIFORME BIBLICHE CHE POSSONO RIPORTARE IL CRISTIANESIMO SINCERO E GENUINO NELLA CONGREGAZIONE .

01 aprile 2026

Riforma del Sorvegliante di Circoscrizione- Proposta biblica

 


 Paolo e Barnaba come modello di sorveglianza

La Bibbia presenta  Paolo e Barnaba come esempi chiari di sorveglianza cristiana. Esaminando attentamente le Scritture, emergono princìpi pratici che possono guidare un approccio più pienamente biblico.


1. Un ministero dinamico, guidato dai bisogni

In Atti degli Apostoli 13–14 vediamo che il loro ministero non seguiva uno schema rigido, ma si adattava alle circostanze.

📖 Atti 14:21-22
“Dopo aver dichiarato la buona notizia a quella città e aver fatto molti discepoli, tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, rafforzando i discepoli e incoraggiandoli a rimanere nella fede...”

👉 Non c’è traccia di un calendario fisso: tornavano quando c’era bisogno di rafforzare.


2. Visite motivate da sincero interesse pastorale

📖 Atti 15:36
“Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: ‘Torniamo ora a visitare i fratelli in ogni città in cui abbiamo annunciato la parola di Geova, per vedere come stanno’”.

👉 L’obiettivo non era controllare o seguire una procedura, ma vedere come stavano i fratelli.


3. Interventi profondi, non superficiali

📖 Atti 14:23
“Inoltre nominarono anziani per loro in ogni congregazione, e, dopo aver pregato e digiunato, li affidarono a Geova...”

👉 Le visite includevano:

  • incoraggiamento

  • insegnamento

  • decisioni spirituali importanti

Non erano brevi o formali, ma intense e significative.


4. Esempio personale nel lavoro

📖 Atti 18:3
“E siccome avevano lo stesso mestiere, rimase da loro e lavorava: infatti erano fabbricanti di tende”.

📖 Atti 20:34-35
“Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto alle mie necessità e a quelle di coloro che erano con me. In ogni cosa vi ho mostrato che, lavorando così duramente, dovete aiutare i deboli...”

👉 Paolo non solo lavorava, ma presentava il lavoro come parte dell’insegnamento cristiano.


5. Evitare di essere di peso

📖 2 Tessalonicesi 3:7-8
“Non ci siamo comportati in modo disordinato fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di nessuno, ma con fatica e duro lavoro lavoravamo notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi”.

👉 Questo rafforza un principio chiaro:
quando possibile, il sorvegliante evita di gravare sugli altri.


6. Equilibrio sul sostegno materiale

📖 1 Corinti 9:14-15
“Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunciano la buona notizia vivano mediante la buona notizia. Ma io non ho fatto uso di nessuna di queste cose...”

👉 Il diritto esiste, ma Paolo mostra che non è sempre la scelta migliore usarlo.


7. Relazioni fraterne, non struttura rigida

📖 Atti 15:37-39
“Barnaba voleva portare con sé Giovanni detto Marco, ma Paolo non riteneva opportuno... Ci fu quindi un forte disaccordo, e si separarono...”

👉 Questo episodio mostra che:

  • non esisteva una rigidità organizzativa assoluta

  • le decisioni erano umane, relazionali, vissute


Proposta di approccio biblico (migliorie possibili)

Alla luce di queste Scritture, emergono alcune indicazioni molto concrete:


1. Sorveglianti che lavorano (quando possibile)

Basandosi su Atti 18:3 e 20:34-35:

  • il lavoro rafforza l’esempio

  • crea empatia reale

  • evita distanza tra sorvegliante e congregazione

👉 Il sorvegliante diventa parte della vita reale dei fratelli, non una figura separata.


2. Visite basate sui bisogni, non su schema fisso

Basandosi su Atti 15:36:

  • visite quando necessario

  • possibilità di richiesta dalle congregazioni

  • interventi mirati (problemi, crescita, difficoltà)

👉 Questo rende la sorveglianza più viva e guidata dallo spirito, non dalla routine.


3. Maggiore profondità spirituale

Basandosi su Atti 14:21-23:

  • più tempo per incoraggiare

  • insegnamento concreto

  • cura personale

👉 La visita diventa trasformativa, non solo organizzativa.


4. Meno formalità, più relazioni

Basandosi su tutto il modello di Paolo e Barnaba:

  • contatti continui

  • vera conoscenza dei fratelli

  • accompagnamento spirituale reale

👉 La sorveglianza diventa pastorale, non episodica.


Conclusione

L’esempio di Apostolo Paolo e Barnaba mostra un modello chiaro:

  • lavoravano

  • visitavano secondo i bisogni

  • rafforzavano profondamente

  • vivevano relazioni reali

👉 Non era un sistema rigido, ma un servizio vivo.

Riflessione finale:
Se questi princìpi venissero applicati più pienamente, la sorveglianza cristiana potrebbe diventare ancora più efficace, più umana e più vicina al modello del I secolo descritto nelle Scritture.




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31 marzo 2026

Cristo fondò un ekklesia o un organizzazione ? Cosa dice la Bibbia.

 


ARTICOLO DI STUDIO

«Cristo Ha Fondato un'Ekklesia, Non un'Organizzazione»

Come l'ordine congregazionale dovrebbe servire l'assemblea, non dominarla

1. Quando Gesù disse a Pietro: «Su questa pietra edificherò la mia ekklesia» (Matteo 16:18), usò una parola precisa e carica di significato. Ekklesia in greco significa letteralmente «assemblea dei chiamati fuori». Non è un termine burocratico. Non evoca strutture amministrative, livelli gerarchici o autorità centrali. Evoca un popolo convocato da Dio, unito da una chiamata comune, non da un'organizzazione che li governa dall'alto.

2. Fin dall'inizio, Cristo si pose come l'unico fondamento e capo di quest'assemblea. Paolo scrisse: «Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, che è Gesù Cristo» (1 Corinzi 3:11). E ancora: «Egli è il capo del corpo, cioè della congregazione» (Colossesi 1:18). Non c'è spazio scritturale per un livello intermedio che si interponga tra Cristo e la sua congregazione, esercitando un'autorità che le Scritture riservano a lui solo.

3. È vero che la congregazione primitiva aveva bisogno di ordine. Quando sorsero tensioni ad Antiochia riguardo alla circoncisione, gli anziani e gli apostoli di Gerusalemme si riunirono per deliberare (Atti 15:6). Questo è un esempio di organizzarsi per funzionare: un processo collegiale, trasparente, fondato sulle Scritture e sullo spirito santo, non su un'autorità imposta. La decisione fu comunicata come proveniente «dallo spirito santo e da noi» — non da un organo dirigente esclusivo.

4. Per questo scopo pratico, Paolo e Barnaba «nominarono anziani in ogni congregazione» (Atti 14:23). Gli anziani — presbyteroi — erano uomini locali, conosciuti dalla congregazione, scelti secondo criteri di carattere descritti in 1 Timoteo 3 e Tito 1. Il loro ruolo era pascolare il gregge locale, non amministrare una struttura sovralocale. Pietro stesso li esortò: «Pascete il gregge di Dio che è tra voi, non per forza ma volontariamente... non come dominatori su quelli che sono la vostra eredità, ma come modelli del gregge» (1 Pietro 5:2-3). Il verbo greco katakyrieuontes — dominare, tiranneggiare — è esplicitamente proibito.

5. Gesù fu ancora più diretto quando i discepoli discussero di grandezza e autorità. Disse: «Tra voi non è così; anzi, chiunque vorrà diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Matteo 20:26). E per evitare ogni ambiguità aggiunse: «Voi non fatevi chiamare Rabbi, perché uno solo è il vostro maestro... e non chiamate nessuno sulla terra vostro padre... né fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra guida, il Cristo» (Matteo 23:8-10). Questi versetti non lasciano spazio a strutture che si presentano come canale esclusivo e indispensabile tra Dio e i fedeli.

6. Lo spirito santo stesso era il vero sovrintendente dell'ekklesia primitiva. Fu lo spirito a guidare Filippo verso l'eunuco etiope (Atti 8:29), a separare Paolo e Barnaba per il ministero (Atti 13:2), a vietare loro di predicare in certe regioni (Atti 16:6). Lo spirito agiva direttamente sui singoli credenti, non esclusivamente attraverso un corpo dirigente centralizzato. Questo non esclude l'organizzazione, ma ne relativizza il peso: l'organizzazione è al servizio dello spirito, non il contrario.

7. Paolo descrisse la congregazione come un corpo con molte membra, nessuna delle quali superflua o subordinata alle altre nell'essenziale: «Dio ha disposto le membra nel corpo, ciascuna di esse, come ha voluto... Se tutto fosse un solo membro, dove sarebbe il corpo?» (1 Corinzi 12:18,19). I doni erano distribuiti su tutti — profeti, insegnanti, evangelizzatori, pastori (Efesini 4:11-12) — non concentrati in un unico organo che poi li mediasse al resto. Lo scopo era «il perfezionamento dei santi per il lavoro del ministero», non la creazione di una classe dirigente permanente.

8. Cosa accade invece quando l'organizzazione cessa di servire l'ekklesia e comincia a dominarla? Accade ciò che Giovanni descrisse nel caso di Diotrefe: «Diotrefe, che ama avere il primo posto tra loro, non ci accetta... con parole malvage ciarla contro di noi, e non contento di questo, non riceve i fratelli e impedisce anche a quelli che vogliono farlo, e li caccia fuori dalla congregazione» (3 Giovanni 9-10). Giovanni non disse che Diotrefe aveva torto su una dottrina: disse che amava il primato. Quella brama di posizione era già di per sé la corruzione.

9. Anche l'apostolo Paolo si trovò a difendere la propria apostolicità contro chi voleva subordinare la sua autorità a Gerusalemme. Scrisse ai Galati: «Il vangelo da me annunziato non è secondo l'uomo; io infatti non l'ho ricevuto né l'ho imparato da un uomo, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Galati 1:11-12). E aggiunse che salì a Gerusalemme non per ricevere istruzioni ma per confrontarsi tra pari: «Quelli che sembravano essere qualcosa... non mi comunicarono nulla di nuovo» (Galati 2:6). Nessun corpo dirigente, neppure quello apostolico, aveva autorità assoluta sulla coscienza dei credenti.

10. L'apostolo Giovanni, scrivendo alla fine del primo secolo, non indirizzò le sue lettere a un organo direttivo centrale, ma alle congregazioni stesse e ai loro «angeli» — i sorveglianti locali (Apocalisse 2-3). Ed è significativo che Cristo, nelle sue lettere alle sette congregazioni, parlasse direttamente a ciascuna di esse, lodando e correggendo senza intermediari. Se ci fosse stato un corpo governante indispensabile, ci si aspetterebbe che Cristo lo interpellasse. Invece parla alle congregazioni, direttamente.

11. L'organizzazione pratica è necessaria e scritturalmente fondata: liste di vedove (1 Timoteo 5:9), raccolte ordinate per i poveri (1 Corinzi 16:1-2), nomina di sorveglianti e assistenti di ministero (Filippesi 1:1). Ma tra organizzarsi per servire e organizzarsi per governare c'è una distanza abissale. Il primo è frutto dello spirito. Il secondo è frutto della carne. Quando un'organizzazione inizia a richiedere obbedienza alla propria interpretazione come condizione di salvezza, ha già usurpato il posto che appartiene solo a Cristo e alla sua Parola.

12. La domanda che ogni credente dovrebbe porsi, con umiltà e coraggio scritturale, è questa: a chi presto la mia obbedienza ultima? Se la risposta è «a Cristo, attraverso le Scritture», allora 



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30 marzo 2026

Come fare nomine di anziani secondo le Scritture -Riforma delle nomine

 

"SCELTI DAL GREGGE, CONFERMATI DA DIO"
Il modello biblico della scelta partecipativa e della nomina autorevole
 
INTRODUZIONE
 

§ 1-Esiste nella Scrittura un principio chiarissimo, spesso trascurato nella pratica congregazionale moderna: la scelta dei candidati e la nomina ufficiale sono due momenti distinti, con protagonisti distinti. Non è una distinzione inventata da teologi — è documentata negli Atti degli Apostoli con precisione sorprendente. Il gregge sceglie. L'autorità conferma. Quando questi due momenti vengono fusi in uno solo — e affidati entrambi allo stesso gruppo ristretto — si crea uno squilibrio che la congregazione primitiva non avrebbe riconosciuto come proprio. Questo studio esamina il modello biblico e propone di restaurarlo.
 
Proverbi 11:14 — "Dove non c'è direzione saggia il popolo cade, ma nella moltitudine dei consiglieri c'è salvezza."
 
▶ Perché distinguere tra scelta dei candidati e nomina ufficiale non è una questione procedurale, ma un principio scritturale?
 
 
PARTE I — Il precedente di Atti 6: i fratelli scelgono, gli apostoli confermano
 
§ 2-Il caso più chiaro si trova in Atti 6. La congregazione di Gerusalemme aveva un problema pratico urgente: la distribuzione del cibo alle vedove era iniqua. Gli apostoli avrebbero potuto semplicemente nominare sette uomini di loro fiducia. Non lo fecero. Convocarono la moltitudine dei discepoli e dissero esplicitamente: "Cercate tra voi". La scelta fu della congregazione. Solo dopo — una volta che i fratelli ebbero identificato i sette — gli apostoli pregarono e imposero loro le mani. Due momenti. Due soggetti diversi. Un solo risultato condiviso.
 
Atti 6:2-6 — "I dodici convocarono la moltitudine dei discepoli e dissero: ...cercate tra voi, fratelli, sette uomini di buona reputazione, pieni di spirito e di saggezza... Questa proposta piacque a tutta la moltitudine, e scelsero Stefano... Filippo... e altri cinque. Li presentarono agli apostoli, i quali pregarono e imposero loro le mani."
 
▶ Cosa ci insegna la sequenza di Atti 6 — prima la scelta della congregazione, poi la conferma apostolica — sul ruolo di ciascun soggetto nel processo?
 
 
PARTE II — Il precedente di Atti 15: le congregazioni scelgono i responsabili della contribuzione
 
§ 3-Un secondo caso, meno citato ma ugualmente potente, riguarda la gestione della contribuzione per i santi di Gerusalemme. Paolo descrive in 2 Corinzi 8 un fratello — identificato da molti come Luca — che lo accompagnava nel trasporto di questa raccolta. La caratteristica straordinaria di questo incarico è che quell'uomo non era stato scelto da Paolo né dagli apostoli: era stato designato dalle congregazioni stesse per garantire trasparenza e fiducia nella gestione del denaro. Le congregazioni non si fidavano ciecamente nemmeno di Paolo — e Paolo lo considerava corretto.
 
2 Corinzi 8:18-19 — "Mandiamo con lui anche il fratello la cui lode nel vangelo si è diffusa in tutte le congregazioni; e non solo questo, ma è stato anche designato dalle congregazioni come nostro compagno di viaggio in questa opera di grazia."
2 Corinzi 8:20-21 — "Vogliamo evitare che qualcuno ci critichi riguardo a questa abbondante donazione... ci preoccupiamo di fare le cose in modo onorevole non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini."
 
▶ Perché Paolo, pur essendo apostolo, accettò e valorizzò che le congregazioni scegliessero autonomamente chi avrebbe vigilato sulla contribuzione?
 
 
PARTE III — La distinzione fondamentale: due momenti, due soggetti, un solo spirito
 
§ 4-Dai precedenti biblici emerge una distinzione netta che vale la pena formalizzare con chiarezza:
Il momento della scelta appartiene alla congregazione. È il momento dell'osservazione, della testimonianza quotidiana, della conoscenza dal basso. La congregazione conosce il candidato nella vita reale — al lavoro, in famiglia, nelle difficoltà. Nessun corpo di anziani, per quanto attento, può sostituire questa conoscenza distribuita.
Il momento della nomina appartiene all'autorità costituita. È il momento della verifica scritturale formale, della preghiera, dell'imposizione delle mani. Gli anziani e il sorvegliante di circoscrizione non scelgono — confermano. Verificano che chi il gregge ha indicato soddisfi effettivamente i criteri di 1 Timoteo 3 e Tito 1. La loro autorità non viene diminuita — viene purificata da ogni sospetto di favoritismo.
 
1 Timoteo 3:10 — "Prima siano messi alla prova, e poi, se risultano senza accusa, servano come ministri."
 
▶ In che modo separare chiaramente questi due momenti protegge sia l'integrità del processo che l'autorità di chi nomina ufficialmente?
 
 
PARTE IV — Come funzionerebbe nella congregazione oggi: il momento della scelta
 
§ 5-Applicando il modello biblico alla congregazione odierna, il processo inizierebbe quattro mesi prima della visita del sorvegliante di circoscrizione con una consultazione strutturata del gregge. Ogni membro battezzato — uomini e donne, poiché tutti osservano — sarebbe invitato a indicare in forma scritta e anonima uno o più fratelli che, nella loro osservazione personale, mostrano le qualità di un pastore. Non si chiede un voto popolare: si chiede una testimonianza. La differenza è sostanziale. La testimonianza si basa su ciò che si è visto — non su simpatie o antipatie.
 
1 Timoteo 3:7 — "Deve anche avere buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada in discredito e nel laccio del diavolo."
 
▶ Come può una consultazione anonima del gregge raccogliere testimonianze genuine senza trasformarsi in una competizione popolare?
 
 
PARTE V — Il momento della scelta: il ruolo delle sorelle
 
§ 6-Va sottolineato con forza che nell'episodio di Atti 6 la moltitudine convocata includeva tutti i discepoli — non solo gli uomini. Le sorelle della congregazione osservano i candidati con occhi spesso più attenti su aspetti cruciali: il comportamento in famiglia, il trattamento della moglie, la gestione delle tensioni domestiche. Escluderle dalla fase di testimonianza non è scritturale — è una perdita di informazioni preziose. Il loro contributo non è una nomina: è una testimonianza, e la Scrittura non proibisce alle sorelle di testimoniare ciò che hanno osservato.
 
Atti 6:2 — "I dodici convocarono la moltitudine dei discepoli..." (tutti, senza distinzione di genere)
Romani 16:1-2 — "Vi raccomando Febe, nostra sorella... perché lei ha assistito molti, e anche me stesso."
 
▶ In che modo il contributo osservativo delle sorelle può arricchire il processo di identificazione dei candidati senza contravvenire ai principi scritturali sul ruolo degli anziani?
 
 
PARTE VI — Come funzionerebbe oggi: il momento della verifica
 
§ 7-Una volta raccolte le testimonianze del gregge, il corpo degli anziani si riunisce — come avviene oggi — ma con una base più ampia davanti a sé. Esamina i nomi emersi dalla consultazione e li incrocia con la propria valutazione interna. I nomi che ricevono convergenza tra osservazione del gregge e valutazione degli anziani diventano candidature prioritarie. I nomi proposti dagli anziani ma assenti dalla consultazione del gregge vengono esaminati con maggiore cautela: perché il gregge non li ha indicati? C'è qualcosa che gli anziani non vedono nella vita quotidiana del candidato?
 
Proverbi 15:22 — "I piani falliscono per mancanza di consiglio, ma con molti consiglieri riescono."
 
▶ Perché la convergenza tra la testimonianza del gregge e la valutazione degli anziani è un segnale più affidabile di una nomina decisa da un solo gruppo?
 
 
PARTE VII — Il momento della nomina ufficiale: autorità intatta
 
§ 8-Il sorvegliante di circoscrizione arriva e trova davanti a sé non una lista decisa da un corpo chiuso, ma una proposta nata dalla convergenza tra gregge e anziani. La sua autorità non è diminuita — è rafforzata, perché nomina qualcuno che la congregazione già riconosce. L'imposizione delle mani ha il suo pieno significato spirituale: non è la ratifica di una decisione già presa in segreto, ma la conferma autorevole di una scelta maturata alla luce. Esattamente come in Atti 6 — dove gli apostoli imposero le mani su uomini già scelti dalla congregazione.
 
Atti 14:23 — "Dopo aver designato per loro degli anziani in ogni congregazione, con preghiere e digiuni li affidarono al Signore nel quale avevano creduto."
1 Timoteo 4:14 — "Non trascurare il dono che è in te, che ti fu dato per profezia con l'imposizione delle mani del corpo degli anziani."
 
▶ In che modo una nomina che riflette anche la voce del gregge rafforza, anziché indebolire, l'autorità di chi la conferisce ufficialmente?
 
 
PARTE VIII — La garanzia contro il favoritismo
 
§ 9-Il beneficio più immediato di questo modello è la riduzione strutturale del favoritismo. Oggi un piccolo gruppo di anziani — che si conoscono da anni, condividono amicizie, interessi e talvolta affari — decide in modo esclusivo chi proporre. È un sistema che, anche con le migliori intenzioni, espone al rischio di nomine basate su affinità personali. Il modello biblico proposto non elimina il giudizio umano — lo distribuisce su centinaia di osservatori indipendenti, rendendo molto più difficile che dinamiche di cerchia ristretta determinino da soli chi guiderà il gregge.
 
Ezechiele 33:31 — "Vengono da te come viene un popolo... ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica; con la loro bocca esprimono molto amore, ma il loro cuore va dietro al loro guadagno disonesto."
 
▶ Come cambia la dinamica delle nomine quando la responsabilità della scelta è distribuita sull'intera congregazione invece di essere concentrata in un gruppo ristretto?
 
 
PARTE IX — Obiezione: il gregge non ha le qualifiche per valutare
 
§ 10-L'obiezione più comune a questo modello è che i membri ordinari non sarebbero in grado di valutare le qualifiche scritturali di un candidato. Ma questa obiezione fraintende il ruolo del gregge nel processo proposto. Al gregge non si chiede di verificare se il candidato conosce le Scritture o sa condurre uno studio — questo spetta agli anziani e al sorvegliante. Al gregge si chiede di testimoniare ciò che nessun corpo di anziani può vedere dall'interno di una sala del regno: com'è quest'uomo quando nessuno lo guarda. E su questo, il gregge è l'unico testimone competente.
 
1 Timoteo 5:24-25 — "I peccati di alcuni uomini sono manifesti, precedendoli nel giudizio; ma i peccati di altri li seguono. Allo stesso modo anche le opere buone sono manifeste; e quelle che non lo sono non possono rimanere nascoste."
▶ Qual è la differenza tra valutare le qualifiche scritturali — compito degli anziani — e testimoniare il carattere quotidiano di un candidato — compito del gregge?
 
 
PARTE X — Una proposta, non una rivoluzione
 
§ 11-Questo studio non propone di sovvertire la struttura congregazionale. Propone di restaurare un principio che la congregazione del primo secolo applicava naturalmente e che la Scrittura documenta con chiarezza. Gli anziani mantengono la loro autorità. Il sorvegliante di circoscrizione mantiene la nomina ufficiale. Ma il gregge riacquista il ruolo di testimone attivo che Atti 6 gli attribuisce esplicitamente — e che nessuna procedura umana, per quanto ben intenzionata, avrebbe dovuto togliergli. Non è una critica alle persone: è un invito a fidarsi del modello che Geova stesso ha ispirato.
 
Atti 15:22 — "Allora gli apostoli e gli anziani, con tutta la congregazione, decisero di scegliere alcuni uomini tra loro e di mandarli ad Antiochia con Paolo e Barnaba."
 
▶ Come possiamo promuovere questo modello nella nostra congregazione con rispetto per l'autorità ma con fedeltà al precedente scritturale?
 
 
CONCLUSIONE
 
§ 12-Il modello biblico è semplice e potente: il gregge sceglie chi conosce, l'autorità conferma chi è qualificato. Questi due momenti si completano — non si sostituiscono. Quando entrambi funzionano, la congregazione produce guide che sono al tempo stesso riconosciuti dal basso e confermati dall'alto. Non anziani imposti dall'amicizia, non anziani eletti dalla popolarità — ma servitori identificati dalla testimonianza del gregge e confermati dalla verifica scritturale dell'autorità. Esattamente come Geova ha mostrato che dovrebbe funzionare, nell'unico manuale di istruzioni che conta.
 
1 Pietro 5:2-3 — "Pascete il gregge di Dio che è tra voi... non come coloro che dominano sulle porzioni affidate, ma diventando esempi per il gregge."
Atti 6:5 — "Questa proposta piacque a tutta la moltitudine."
 
▶ Quali passi concreti puoi fare, nella tua posizione nella congregazione, per avvicinarti al modello che gli Atti degli Apostoli ci hanno lasciato come esempio?
 
Questo studio fa parte di una serie di articoli sulla salute spirituale della congregazione. Tutto fondato sulla Parola. Tutto mosso dall'amore per il gregge e per Geova.
 
 
 
 
 
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