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QUESTO BLOG INCORAGGIA RIFORME BIBLICHE CHE POSSONO RIPORTARE IL CRISTIANESIMO SINCERO E GENUINO NELLA CONGREGAZIONE .

16 maggio 2026

Studio 4 Edizione clandestina Modello scritturale delle Adunanze cristiane

 Consideriamo il vero modello del radunarsi cristiano

Poniamo mente gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle opere eccellenti, non abbandonando la nostra comune adunanza” — EBREI 10:24, 25.


IL PERICOLO DEL FORMALISMO ESTERIORE
1. Nel corso dei secoli, Geova ha sempre desiderato che il suo popolo si radunasse per ricevere edificazione e ristoro spirituale. Le Sacre Scritture contengono esortazioni amorevoli volte a mantenere unita la fratellanza, specialmente nei momenti di intensa prova. Tuttavia, l'imperfezione umana e la tendenza a creare strutture gerarchiche rigide possono trasformare una disposizione d’amore in un pesante giogo burocratico. Quando ciò accade, la misurazione esteriore delle attività umane rischia di eclissare completamente lo spirito delle leggi divine.
2. Ai nostri giorni, un passo biblico che viene frequentemente utilizzato come un severo monito organizzativo è Ebrei 10:24, 25. Nella mentalità comune diffusa all'interno delle congregazioni, queste parole ispirate sono state gradualmente ridotte a una sorta di "norma sulla presenza". Questo parametro puramente visibile viene impiegato da sorveglianti e comitati di servizio come il principale termometro per misurare lo spessore spirituale di un singolo proclamatore. Se la nostra icona è accesa sui programmi digitali o se siamo seduti fisicamente sulle poltroncine della Sala del Regno, veniamo etichettati come "esemplari"; se manchiamo, scatta l'allarme dell'irregolarità.
3. Ma è davvero questo il "cibo a suo tempo" che l’apostolo Paolo desiderava dispensare ai cristiani ebrei del primo secolo? (Matt. 24:45). A quei fratelli stanchi, oppressi dal circostante sistema giudaico e bisognosi di vero ristoro, Paolo voleva imporre un rigido registro delle presenze o desiderava offrire una scialuppa di salvataggio spirituale? Per scardinare questo rigido schema mentale, è necessario compiere una seria ricerca spirituale scavando nel testo originale delle Scritture Greche Cristiane, liberando la Parola di Dio dalle incrostazioni del controllo umano.

UNO SGUARDO APPROFONDITO AL TESTO ORIGINALE

4. Quando le parole di Paolo vengono usate per generare sensi di colpa e ansia da prestazione, si compie una vera e propria forzatura del messaggio scritturale. Analizzando i termini greci scelti sotto ispirazione, scopriamo che la prospettiva del "servitore fedele" era diametralmente opposta a quella di un freddo controllo burocratico. Il primo termine cardine che incontriamo nel versetto 24 è il verbo katanoeo, spesso tradotto con "porre mente" o "considerare". Nelle congregazioni moderne, questo concetto viene applicato nel senso di vigilare sulla condotta o sulla spiritualità altrui.
5. In realtà, dal punto di vista filologico, katanoeo significa “osservare con attenzione”, “comprendere a fondo” o “intuire i bisogni profondi”. È l'esatto contrario del monitoraggio formale o del controllo delle presenze. Indica il discernimento spirituale e l'empatia clinica necessari per comprendere lo stato emotivo e psicologico di un compagno di fede. Se un servitore di Dio non è presente a una riunione, lo scopo dell'amore fraterno non è registrare freddamente l'assenza sul rapporto, ma comprendere la natura del suo dolore o della sua stanchezza.
6. Paolo prosegue spiegando che dobbiamo incitarci all’amore e alle opere eccellenti. Il termine greco qui reso "incitare" è paroxysmon. Nella lingua moderna, la parola "parossismo" ha spesso una connotazione negativa, ma nel testo sacro indica uno “stimolo positivo”, una “provocazione calorosa e amorevole”. Lo scopo di ogni contatto tra cristiani deve essere quello di edificare e far sentire il fratello amato, mai inadeguato o inferiore. Se la menzione di un versetto o una visita pastorale generano oppressione e senso di colpa per non aver raggiunto determinate "cose teocratiche odierne", si sta producendo l'effetto opposto al comando divino.
7. Nel versetto 25, Paolo introduce il forte avvertimento di “non abbandonare” la comune adunanza. Il verbo greco utilizzato è egkataleipo. Questo è un termine drammatico e potentissimo nel Nuovo Testamento; significa “lasciare in asso nel momento del bisogno”, oppure “abbandonare una postazione per totale disprezzo o codardia”. È lo stesso identico termine che Gesù grida sulla croce quando dice: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matt. 27:46). Esiste quindi una distanza siderale tra chi è spiritualmente esausto, depresso o ferito, e chi invece manifesta un deliberato e superbo rigetto della fratellanza. Applicare questo rimprovero a un proclamatore scoraggiato significa scambiare una pecora ferita per un ribelle ostinato.
8. L'apostolo aggiunge l'espressione “come è consuetudine di alcuni”. La parola greca per "consuetudine" è ethos, che indica un'“abitudine cronica”, uno “stile di vita cinico e intenzionale”, portato avanti senza alcuna valida ragione o rispetto per il sacro. Non si riferisce affatto a chi salta temporaneamente le adunanze a causa di ferite emotive, ansia o burnout spirituale. Chi si allontana temporaneamente per proteggersi dalle ingiustizie ricevute all'interno del nucleo comunitario non sta coltivando una "brutta abitudine", ma sta applicando un legittimo istinto di conservazione.
9. Infine, Paolo indica l'attività principale da svolgere quando ci si raduna: “incoraggiandoci a vicenda”. Il termine originale è parakalountes, derivato dal verbo parakaleo. Letteralmente significa “chiamare qualcuno vicino a sé per consolarlo”, “stare al suo fianco”. È la stessa radice da cui deriva il termine utilizzato per descrivere lo spirito santo come il "Soccorritore" o "Consolatore" (Giov. 14:16). Questo è il vero obiettivo del radunarsi: la congregazione dovrebbe essere un rifugio sicuro, un ospedale spirituale. Se un cristiano percepisce la Sala del Regno come un tribunale dove verrà squadrato, giudicato o sommerso da domande indiscrete, la sua stessa coscienza lo spingerà a proteggersi restando lontano.

IL DILEMMA DELLA COSCIENZA ED IL SACRIFICIO DELLA VERITÀ

10. Alla luce di questa analisi, sorge spontaneo un dilemma che tormenta migliaia di servitori di Dio: frequentare l'adunanza è un comando tassativo o un consiglio? La risposta illuminante risiede nella natura stessa della nostra adorazione. Il radunarsi è un bisogno vitale dell'anima, una disposizione d'amore per la mutua edificazione, non un obbligo logistico legato a un luogo geometrico o a un edificio di proprietà di una corporazione legale. Geova non abita in templi fatti da mani umane, né vincola il suo favore a un cartellino delle presenze (Atti 17:24).
11. Tuttavia, sorge un paradosso doloroso quando l'ambiente in cui ci si raduna esige l'annullamento della coscienza individuale e l'ubbidienza cieca a direttive umane. Non si può onorare il “Dio di verità” indossando una maschera di finta approvazione verso insegnamenti o pratiche che il nostro cuore, educato dalle Scritture, respinge (Sal. 31:5). Se per mantenere la pace formale all'interno della Sala del Regno siamo costretti a tacere o a simulare un accordo dottrinale che non sentiamo, la nostra presenza fisica in quel luogo cessa di essere vera adorazione e si trasforma in un compromesso morale.
12. I vertici delle strutture religiose utilizzano spesso lo spettro dell'“apostasia” o del “mormorio” come un'arma di coercizione emotiva per mantenere l'uniformità acritica dei membri. Ma quando comprendiamo la differenza tra l'organizzazione visibile e l'approvazione di Geova, quel ricatto perde ogni potere. Gli uomini possono privarci di un incarico locale, possono cancellare il nostro nome da un foglio di rapporto o da un registro , ma non potranno mai recidere il nostro legame con l'Iddio Altissimo e con il suo Cristo (Rom. 8:38, 39).

IL MODELLO DI GESÙ PER LA NOSTRA IMPERFEZIONE

13. Nel considerare come comportarsi di fronte a un sistema centralizzato e rigido, l'esempio supremo ci viene da Gesù Cristo. Egli non si mosse nel vuoto, ma operò all'interno di un sistema religioso fortemente verticistico, ipocrita e legalista, guidato dai leader religiosi del suo tempo. Pur essendo perfetto, ci ha lasciato un modello realistico, perfettamente applicabile alla nostra condizione di esseri imperfetti che lottano per non perdere la bussola spirituale in mezzo a strutture umane imperfette.
14. Gesù frequentava i luoghi di culto come il Tempio e le sinagoghe, perché lì c'erano le Sacre Scritture e i sinceri ricercatori di verità. Tuttavia, non è mai stato un frequentatore sottomesso, addomesticato o silenzioso. Quando vide l'ingiustizia e il commercio nel tempio, non esitò a ribaltare i tavoli dei cambiavalute (Giov. 2:15); quando i farisei imposero rigide regole umane sulla sacralità del Sabato, le violò apertamente per sanare una persona malata (Mar. 3:1-5). Nella nostra imperfezione, non abbiamo l'autorità messianica di riformare i comitati o i vertici amministrativi, ma imitare Gesù significa rifiutare il conformismo ipocrita. Se per frequentare dobbiamo approvare ciò che è palesemente ingiusto, la distanza spirituale a volte diventa l'unico modo per preservare la nostra integrità.
15. Inoltre, Gesù ha ridefinito e decentralizzato completamente il concetto di adunanza. Quando divenne evidente che la struttura religiosa del Tempio di Gerusalemme era irrimediabilmente corrotta e refrattaria alle riforme, egli non cercò di scalarne le gerarchie interne. Al contrario, spostò il baricentro del radunarsi sui fianchi delle montagne, sulle spiagge e nelle case private. Sancì la più grande dottrina di libertà congregazionale mai espressa, dicendo: “Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matt. 18:20).
16. Gesù sapeva che l'uomo imperfetto soffre l'isolamento e ha bisogno della fratellanza, ma ha ridotto la struttura organizzativa al minimo geometrico: due o tre persone. Non servono podi, schermi digitali, disposizioni del sorvegliante di circoscrizione o locali registrati per sperimentare la presenza di Cristo. Un dialogo sincero, una preghiera condivisa o un caffè tra due proclamatori consapevoli che si confortano a vicenda costituiscono, a tutti gli effetti, la vera episynagoge approvata da Cristo, libera dal controllo burocratico. Questo non è un liberi tutti e da ora in poi non frequento più le adunanze, nosignore!... si tratta di cambiare la nostra prospettiva e comprendere le scelte di alcuni fratelli ( vedi la storia di Rolf Furuli dal suo sito internet ) e invece di trattarli da apostati imitiamo Cristo che non giudicò mai nessuno a parte gli Scribi e i Farisei ipocriti.

LIBERIAMO LA MENTE DAI SOFISTICATI SCHEMI 
NON SCRITTURALI

17. Esaminiamo ora, con logica e rigore scritturale, alcune delle obiezioni che la narrativa ufficiale utilizza per mantenere i fratelli in una condizione di sudditanza psicologica. Spesso si sente dire: “Se smetti di frequentare la Sala del Regno, Geova si dispiacerà e ritirerà il suo spirito dal tuo cammino”. Ma come abbiamo visto, lo spirito santo non è vincolato a un edificio di proprietà di una corporazione legale. Geova scruta il cuore (1 Sam. 16:7). Il Padre celeste si compiace quando un suo servitore protegge l'onestà intellettuale e la santità della propria coscienza. Partecipare a incontri formali annuendo a concetti che riteniamo falsi ferisce lo spirito di Dio molto di più rispetto al prenderci un tempo di isolamento protettivo per studiare la Bibbia in purezza di motivi.
18. Un'altra obiezione comune afferma: “Se rimani a casa e non vai all'adunanza, rischi di isolarti e diventare una facile preda di Satana”. Esiste tuttavia una differenza sostanziale tra l'eremitaggio spirituale e il distanziamento terapeutico. L'isolamento più devastante è quello emotivo, che si sperimenta quando si è seduti in mezzo a centinaia di persone con le quali non si può condividere la propria reale interiorità per timore di essere denunciati o giudicati. La vera protezione non risiede nella folla omologata della Sala, ma nella qualità dei rapporti spirituali: quei pochi intimi con cui è possibile esaminare la Parola di Dio senza il filtro della censura.
19. Infine, viene spesso detto: “Non dovremmo semplicemente esercitare fede, mostrando pazienza e aspettando che sia Geova ad aggiustare le cose a suo tempo?”. Questo argomento viene talvolta abusato per addormentare il senso di responsabilità del cristiano. Nel corso della storia biblica, Dio non ha mai "aggiustato" le istituzioni religiose che avevano corrotto la sua parola, come il sacerdozio ai giorni di Geremia o la struttura farisaica ai giorni di Gesù. Egli ha sempre rivolto un invito solenne ai singoli individui affinché prendessero le distanze da tali sistemi. Aspettare passivamente che una struttura umana cambi, mentre la propria salute spirituale e mentale viene erosa dal silenzio forzato, non è fede: è sottomissione psicologica a un'autorità umana.
20. Cari fratelli e sorelle che cercate la verità con onestà: accogliete la testimonianza delle Scritture e liberate la vostra mente da ingiusti sensi di colpa. Se in questo momento della vostra vita non avete la forza di esporvi a un ambiente che calpesta la vostra sensibilità o che ignora le vostre ferite, non state voltando le spalle all'Onnipotente. L'apostolo Paolo ci ricorda che Cristo ha sofferto “fuori della porta” e ci rivolge un invito solenne: “Usciamo dunque verso di lui fuori dell'accampamento, portando il vituperio che egli portò” (Ebr. 13:12, 13). L'accampamento umano esige conformismo; Cristo, fuori da quell'accampamento, offre vero ristoro e libertà. Continuiamo pure ad adempiere il profondo comando di Ebrei 10, ponendo mente gli uni agli altri, ma facciamolo imitando il Pastore eccellente: cercando le pecore ferite per fasciarle con amore, anziché scorrere i registri per segnare le assenze.

Fine.



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12 maggio 2026

Studio 3 Edizione clandestina- La vera lealtà: È determinata dal luogo in cui adoriamo?

 Scopo  : Questo articolo non intende incoraggiare i fratelli a trascurare il valore del radunarsi insieme, pratica biblicamente lodata per il mutuo incoraggiamento. Lo scopo di questa trattazione è piuttosto quello di aiutare la congregazione a comprendere le profonde ragioni spirituali e di coscienza che possono spingere alcuni a distanziarsi. Invitiamo a una riflessione che metta al primo posto l'amore e la comprensione, evitando giudizi affrettati verso chi, per amore dell'integrità, sta attraversando un momento di sofferenza spirituale.



La vera lealtà: È determinata dal luogo in cui adoriamo?
“Viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre... i veri adoratori adoreranno il Padre con spirito e verità” (GIOV. 4:21, 23).


  1. In un mondo che esige conformismo, che cos'è la vera lealtà? Per molti, essere leali significa aderire a una struttura o seguire una routine stabilita. Tuttavia, per il cristiano, la lealtà a Geova Dio è un sentimento profondo che trascende le istituzioni umane. Come possiamo assicurarci che la nostra devozione sia rivolta al Creatore e non semplicemente a un’organizzazione terrena?
  2. Spesso si sente dire che mancare alle adunanze sia un segno di "debolezza spirituale" o, peggio, di slealtà. Ma è sempre così? Geova guarda il cuore (1 Sam. 16:7). Egli vede le ragioni profonde che spingono un suo servitore a cercare una distanza. A volte, ciò che appare come un "allontanamento" è in realtà il grido di una coscienza che cerca di rimanere integra dinanzi a insegnamenti che sente non più in armonia con la Parola di Dio.
  3. Considerate l’esempio del re Ezechia. Egli dovette purificare il tempio perché i suoi predecessori avevano introdotto pratiche che non onoravano Geova (2 Cron. 29:5). In quel tempo, chi era veramente leale? Chi continuava a frequentare un tempio contaminato dalla tradizione umana o chi desiderava un ritorno alla purezza della Legge? La lealtà a Dio precede sempre la fedeltà a un luogo o a un gruppo.

Quando la coscienza reclama integrità

  1. Molti fratelli oggi si sentono feriti. Notano che sul podio, talvolta, la voce delle Scritture viene soffocata da "istruzioni organizzative" o da un’enfasi eccessiva sulla sottomissione a uomini (Sal. 146:3). Quando l’ambiente delle adunanze diventa saturo di propaganda o di un culto della struttura stessa, il cristiano attento prova un profondo disagio interiore.
  2. È sleale chi si astiene da un’adunanza dove sente che il nome di Geova viene usato per convalidare regole umane? Al contrario, per alcuni questa scelta è un atto di integrità. È il rifiuto di partecipare a ciò che la propria coscienza, educata sulla Bibbia, percepisce come un allontanamento dal "modello di sane parole" (2 Tim. 1:13).
  3. Gesù fu durissimo con i leader religiosi del suo tempo che "annullavano la parola di Dio a motivo della loro tradizione" (Matt. 15:6). I discepoli di Gesù dovettero scegliere: restare nella sinagoga, dove regnava la dottrina degli uomini, o seguire il Cristo fuori da quel sistema. Allontanarsi da un sistema che ha smarrito la via non è ribellione; può essere un passo necessario per la sopravvivenza spirituale.
  4. Geova è "un Dio che esige devozione esclusiva" (Eso. 20:5). Se un'organizzazione comincia a richiedere una lealtà che spetta solo a Dio, il cristiano si trova davanti a un bivio. In tali momenti, "bisogna ubbidire a Dio quale governante anziché agli uomini" (Atti 5:29). La vera adunanza è quella dove due o tre sono radunati nel nome di Cristo, non necessariamente sotto l'egida di un marchio registrato (Matt. 18:20).

Il pericolo del nutrimento contaminato

  1. Chi si sente "tradito" dall'organizzazione non è necessariamente un "apostata". Spesso è una persona che ama la verità così tanto da non poter sopportare di vederla manipolata. Il dolore che prova è simile a quello dei profeti dell'antichità che piangevano per la condizione spirituale del popolo d'Israele. Geova non dimentica queste lacrime.
  2. Paolo esortò i cristiani a non abbandonare le loro adunanze (Ebr. 10:24, 25). Ma qual era lo scopo di quegli incontri? "Incitarsi all'amore e alle opere eccellenti". Se un'adunanza produce invece ansia, sensi di colpa e pressione psicologica, assolve ancora al suo compito biblico? Se il cibo spirituale è contaminato da propaganda, il cristiano ha il dovere di proteggere la propria salute spirituale.
  3. Immaginiamo un banchetto dove il cibo è avariato. Chi si alza da tavola per non stare male è sleale verso l'ospite? No, sta solo proteggendo la vita che l'ospite gli ha dato. Allo stesso modo, cercare nutrimento direttamente dalla Parola di Dio, lontano da filtri umani, può essere un modo per onorare Geova come nostro unico Pastore.
  4. Alcuni potrebbero obiettare: "Ma dove andremo?". Questa domanda fu posta a Gesù (Giov. 6:68). Notate che la risposta non fu verso un'organizzazione, ma verso una persona: "Tu hai parole di vita eterna". La nostra sicurezza è nel Cristo, non in un corpo di anziani spesso inadatto o in un organizzazione o in un opera. Siamo dedicati a Geova.


Uno sguardo di misericordia, 
non di giudizio

  1. È tempo di guardare con occhi diversi chi non vediamo più in Sala del Regno. Invece di giudicarli come "poco spirituali", dovremmo chiederci: "Quale ferita sta curando questo fratello? Quale ricerca di coerenza sta portando avanti?". La vera fratellanza si basa sull'empatia, non sulla conta delle presenze.
  2. Geova non abita in edifici fatti da mani umane (Atti 17:24). La sua presenza è con coloro che "tremano alla sua parola" (Isa. 66:2). Si può essere più vicini a Geova nella solitudine della propria stanza, leggendo una Bibbia senza commenti umani, che in una sala gremita dove si loda l'operato degli uomini.
  3. Carissimi, la vostra lealtà è un tesoro prezioso. Non permettete a nessuno di farvi sentire in colpa se la vostra coscienza vi impone di fare un passo indietro per non compromettere la verità. Geova conosce chi gli appartiene e apprezza chi cerca la verità "con spirito e verità", ovunque essi si trovino.
  4. In conclusione, ricordiamo che il giudizio appartiene a Dio. Egli non ci chiederà quanto siamo stati fedeli a un'organizzazione, ma quanto siamo stati fedeli a Suo Figlio e ai suoi insegnamenti d'amore. Restate integri, restate liberi, e lasciate che sia la Parola di Dio — e solo quella — a illuminare il vostro sentiero (Sal. 119:105).



Fine articolo di Studio 3


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11 maggio 2026

Studio 2 Edizione clandestina- Restare saldi come Eliseo quando la giustizia degli anziani fallisce

  

 Quando la giustizia degli anziani fallisce:
 Restare saldi come Eliseo
Ma Geova diventerà per me un rifugio sicuro, il mio Dio sarà la roccia in cui mi rifugio” (SALMO 94:22)


1.
Può un servitore di Dio essere ferito proprio da chi dovrebbe proteggerlo? La storia risponde con un doloroso “sì”. Tuttavia, l’ingiustizia non è mai l’ultima parola. Come Eliseo rimase accanto a Elia, noi possiamo imparare a sostenere i nostri fratelli quando il sistema umano vacilla, traendo forza da esempi di fede incrollabile.

2. Considerate il caso di un fratello che, durante gli anni del nazismo, fu internato in un tristemente famoso campo di concentramento. A causa di decisioni errate prese sotto pressione da uomini imperfetti, fu disassociato ingiustamente proprio mentre affrontava la morte per la sua fede. Nonostante fosse formalmente isolato, trattato come un traditore dai suoi fratelli di prigionia, egli continuò a servire/sperare in Geova nel deserto dell’isolamento per anni. La sua lealtà non era verso un documento umano, ma verso il Dio che legge il cuore. ( annuario ). Fu riabilitato solo dopo la fine della guerra!

3. Un altro caso riguarda un missionario europeo in una zona dove vigevano rigide tradizioni non scritte. Quando decise di sposarsi — un diritto garantito dalle Scritture (1 Cor. 9:5) — subì una rimozione dagli incarichi e fu trattato come un emarginato. Solo l'intervento del Presidente Knorr che lo fece trasferire fuori dal paese gli diede un pò di sollievo. Questi esempi ci insegnano che il favore di Dio non dipende mai dal consenso di uomini parziali o da tradizioni che annullano la Parola di Dio (Mar. 7:13). ( esperienza tratta dalle nostre riviste)

PRECEDENTI BIBLICI DI PROCESSI FARSA

4. La Bibbia riporta il caso di Nabot (1 Re 21). Egli fu vittima di un complotto ordito da autorità che usarono falsi testimoni per condannarlo. Nabot morì per la sua integrità, vittima di un sistema che avrebbe dovuto difenderlo. Geova non ignorò quel sangue, dimostrando che Egli vede ciò che accade nelle stanze segrete del potere.

5. Pensate anche a Onésimo e al consiglio che Paolo diede a Filemone. Anche se la consuetudine del tempo lo trattava come uno schiavo fuggitivo, Paolo esortò a riceverlo “non più come schiavo, ma come fratello carissimo” (Filem. 16). Paolo scavalca le gerarchie e le usanze umane per mettere al centro la giustizia cristiana.

IL RUOLO DI ELISEO: 
SOSTEGNO SENZA ESPOSIZIONE

6. Eliseo servì Elia in modo pratico prima che il suo ruolo diventasse pubblico. Come possiamo “versare l’acqua sulle mani” di un fratello vittima di ingiustizia senza esporci? La prima azione pratica è la prudenza. Proverbi 10:19 dice: “Chi tiene a freno le sue labbra agisce con prudenza”.

7. Azione Pratica 1: Creare una “zona sicura”. Invece di discutere il caso nelle Sale del Regno, invita il fratello in un luogo neutro. Il semplice fatto di non essere evitato è per lui una medicina (Prov. 17:17). Se usi messaggi, sii discreto: “Ti ho pensato oggi” è un supporto potente che non lascia tracce polemiche.

8. Gesù ci esortò a essere “cauti come serpenti” (Matt. 10:16). Se un fratello è sotto “osservazione”, associarsi apertamente per protestare potrebbe limitare la tua capacità di aiutarlo a lungo termine. Usa il modello di Nicodemo, che aiutò Gesù “di notte” per evitare ripercussioni (Giov. 3:1, 2). Questa non è mancanza di coraggio, ma tattica per preservare la tua utilità.

ALLEGGERIRE IL GIOGO NELLA VITA REALE

9. L’ingiustizia porta spesso con sé stanchezza fisica e senso di indegnità. Azione Pratica 2: L’aiuto invisibile. Se il fratello ha perso privilegi, portagli un piccolo regalo o offriti per un aiuto pratico in casa, invitalo per un pasto conviviale o bere una birra al pub. Questi gesti dicono: “Tu sei ancora mio fratello”, senza bisogno di sfidare apertamente l’autorità locale. Se sei un anziano trova i modi per sostenerlo nelle discussioni con gli altri anziani. Senza dare l'impressione sbagliata, sii geniale e segui il modello di Cristo.
10. Spesso le ingiustizie nascono dal desiderio di controllo, simile a quello di Diotrefe, che “caccia fuori dalla congregazione” chi accoglie i fratelli (3 Giov. 9, 10). Se senti pettegolezzi su di lui, troncali dicendo: “Geova conosce il cuore, io so che è una brava persona”. Questo spegne il fuoco senza farti apparire come un ribelle.

NUTRIRE LA MENTE CON LA VERA GIUSTIZIA

11. Quando il cibo spirituale “ufficiale” sembra ignorare la sofferenza del fratello, dobbiamo scavare più a fondo. Studiate insieme il Salmo 11: “Quando le fondamenta stesse sono abbattute, che cosa può fare il giusto?”. La risposta è nel versetto 4: “Geova è nel suo tempio santo”. La nostra fiducia non è nelle fondamenta umane. Sii un amico non uno che da consigli.
12. Esiste una “congregazione del cuore” che trascende i registri. Quando il fratello nei campi di concentramento pregava solo, faceva parte della vera famiglia universale. Incoraggia il fratello vittima a ricordare che il suo nome è scritto nel “libro del ricordo” di Geova, anche se venisse cancellato da un elenco cartaceo (Mal. 3:16).

PERSEVERARE NELL’OMBRA

13. Eliseo non ricevette il mantello immediatamente; ci volle tempo e fedeltà nelle piccole cose. Non scoraggiarti se l’ingiustizia non viene corretta subito. Dio permette che una situazione perduri per rivelare il cuore di tutti i coinvolti (2 Cron. 32:31).
14. Non lasciare che l’ingiustizia ti renda amaro. L’amarezza danneggia chi la porta. Aiuta il fratello a vedere oltre gli uomini: quello che subisce è una prova di fede, non un segno del disfavore di Dio. La sua coscienza pulita è più preziosa di qualsiasi incarico organizzativo.
15. Ricorda che la tua lealtà è verso la fratellanza mondiale e verso Dio, non verso una carica locale. Se un ufficio viene abusato, l’autorità morale di chi lo occupa svanisce agli occhi di Geova, anche se il titolo rimane. Sii per il fratello ciò che lo spirito santo è per noi: un soccorritore (Giov. 14:16).
16. Infine, ricorda che Eliseo ricevette il mantello solo dopo essere rimasto con Elia fino alla fine. Agendo con discrezione, saggezza e amore pratico, alleggerirete il giogo di un innocente e preserverete la vostra incolumità, pronti per il giorno in cui ogni cosa coperta sarà svelata.


Fine articolo di studio 2

Riquadro : Cosa dice la Bibbia sulle ingiustizie degli anziani di congregazione ?
Ecco alcune scritture "meno usate" che possono darti una prospettiva diversa:
  • Zaccaria 11:17: "Guai al mio pastore inutile che abbandona il gregge! Una spada colpirà il suo braccio e il suo occhio destro". Questo è un avvertimento durissimo contro i pastori che trascurano i propri doveri o diventano indifferenti alle sofferenze delle pecore.
  • Abacuc 1:2-4: "Fino a quando, o Geova, dovrò gridare aiuto senza che tu mi ascolti? [...] La legge è diventata inefficace e la giustizia non trionfa mai". È una preghiera onesta di un profeta che si lamenta dell'ingiustizia che vede proprio all'interno del popolo di Dio, dimostrando che è lecito esprimere questi sentimenti a Dio.
  • Geremia 23:1, 2: "Guai ai pastori che distruggono e disperdono le pecore del mio pascolo! [...] Voi avete disperso le mie pecore e le avete scacciate; non vi siete presi cura di loro. Perciò chiederò conto delle vostre azioni malvagie". Questo brano sottolinea che la negligenza degli anziani non passa inosservata agli occhi di Geova.
  • Ezechiele 34:10: "Io sono contro i pastori; chiederò loro conto delle mie pecore". Nota che Dio dice che chiederà conto delle "sue" pecore: gli anziani sono solo custodi temporanei, il proprietario resta Lui.
  • Malachia 2:1-3, 9: In questo brano, Dio si rivolge ai sacerdoti (i capi spirituali) dicendo che, poiché non hanno onorato il Suo nome e hanno mostrato parzialità, Egli li ha resi "spregevoli e umili davanti a tutto il popolo".
Questi versetti ricordano che, anche se a volte sembra che non accada nulla, esiste una responsabilità spirituale altissima per chi guida la congregazione.
Ecco alcuni passaggi ancora più rari, che scavano in profondità nel concetto di giustizia divina contro la cattiva gestione spirituale:
  • Michea 3:1-3, 9-11: È uno dei rimproveri più crudi di tutta la Bibbia. Michea accusa i capi che "odiano il bene e amano il male" e che "divorano la carne del mio popolo". Arriva a dire che costruiscono la comunità "con lo spargimento di sangue". È una condanna feroce contro chi usa la propria posizione per calpestare gli altri invece di proteggerli.
  • Sofonia 3:3, 4: Qui i capi e i giudici vengono paragonati a "leoni ruggenti" e "lupi della sera che non lasciano neanche un osso per la mattina". Descrive i profeti come "insolenti e traditori". Serve a ricordare che Dio ha sempre denunciato la ferocia e l'arroganza di chi dovrebbe essere mite.
  • Geremia 5:26-28: Descrive persone malvagie tra il popolo di Dio che "tendono trappole per catturare uomini". Dice che le loro case sono piene di inganno e che "hanno superato ogni limite nelle loro azioni malvagie", specialmente perché "non difendono la causa dell'orfano... e negano la giustizia al povero".
  • Isaia 10:1, 2: "Guai a quelli che emanano decreti dannosi e a quelli che scrivono continuamente regolamenti opprimenti, per negare la giustizia ai poveri e privare del diritto gli umili". Questo testo colpisce chi usa la "burocrazia" o regole umane rigide per soffocare la giustizia.
  • Salmo 82:1, 2: "Dio prende posto nell’assemblea divina; giudica in mezzo agli dèi [inteso come giudici umani]: 'Fino a quando continuerete a giudicare con ingiustizia e a mostrare parzialità verso i malvagi?'". Questo brano immagina Dio che entra fisicamente in una riunione di anziani/giudici per interrogarli sulla loro parzialità.
Questi versetti mostrano che Geova non è mai stato cieco di fronte all'abuso di potere. Al contrario, il linguaggio che usa contro i "pastori" infedeli è spesso molto più duro di quello usato contro chi non lo serve affatto.
Inoltre , queste scritture mostrano che la Bibbia ha già "scansionato" ogni tipo di abuso, compresi quelli più sottili e psicologici, è l'organizzazione che non vuole occuparsene e se lo fa di solito da la colpa alla vittima e nessuna parola di condanna al carnefice o come li chiamo io spavaldi cavalieri della fede ( signori della fede)




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