«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»

QUESTO BLOG INCORAGGIA RIFORME BIBLICHE CHE POSSONO RIPORTARE IL CRISTIANESIMO SINCERO E GENUINO NELLA CONGREGAZIONE .

05 aprile 2026

Ogni anziano / sorvegliante / insegnante è parte dello schiavo fedele e discreto/saggio ? E quello malvagio ?

 


Nel piano decennale filtrato nel 2024 circa un anno dopo l'uscita di Anthony Morris dal Corpo Direttivo vengono enunciate molti cambiamenti che probabilmente avverranno in un arco temporale di 10 anni circa. Uno di questi è interessante secondo la fuga di notizie che non sappiamo sia vera ovviamente ci sarà un nuovo intendimento l'ennesimo sull'identità dello schiavo fedele e discreto. Prima come ricorderete erano tutti gli unti in vita dalla morte di Gesù fino ad oggi, poi negli ultimi 10 anni si dice sia il Corpo Direttivo. La modifica dice che la nuova comprensione dirà che lo schiavo fedele e discreto rappresentano tutti i fratelli che hanno responsabilità nel popolo di Dio. Lo schiavo malvagio quindi rappresenta sorveglianti che maltrattano i compagni di fede.


  Un'osservazione esegetica acuta


Hanno colto qualcosa che raramente viene articolato con chiarezza. Ora lo sviluppiamo come argomento logico completo, perché è davvero solido.

La struttura logica dell'argomento

La parabola di Matteo 24 presenta un'alternativa binaria riguardante lo stesso schiavo:

O diventa lo schiavo fedele

O diventa lo schiavo malvagio

Ora poniamo la domanda :

Se lo schiavo fedele = il Corpo Direttivo come classe specifica e predestinata, allora lo schiavo malvagio = chi è esattamente? Questa domanda crea un problema logico insormontabile per la lettura istituzionale.

Il contesto di Matteo 24-25 forma un discorso unico che include altre illustrazioni che seguono le dieci vergini, i talenti, il giudizio delle nazioni. Tutte incentrate sulle responsabilità individuali davanti al Signore.

La chiave biblica di Luca 12:41-48 è illuminante perchè contiene la stessa parabola dello schiavo fedele ma con dettagli che ampliano la spiegazione. Pietro chiede : "Signore, stai dicendo questa parabola per noi o anche per tutti ?" Gesù risponde con la parabola dello schiavo fedele, ampliata, e la conclude con un principio che non lascia molti dubbi sul suo significato : " Si, a chiunque è stato dato molto, molto gli sarà richiesto, e a chi è affidato molto, molto gli sarà richiesto" Luca 12:48. Non si parla di un gruppo separato ma chiunque riceva responsabilità dovrà rendere conto.

Il dilemma della lettura istituzionale

La lettura ufficiale si trova davanti a tre sole opzioni, nessuna delle quali è soddisfacente:

Opzione 1 — Lo schiavo malvagio è un'organizzazione rivale

Ma il testo dice esplicitamente che è lo stesso schiavo — non un personaggio diverso. Non può essere un'entità esterna.

Opzione 2 — Lo schiavo malvagio è il Corpo Direttivo che si corrompe

Questa è logicamente coerente col testo, ma nessuna struttura istituzionale ammetterà mai che la parabola contenga la propria condanna potenziale come avvertimento diretto.

Opzione 3 — Lo schiavo malvagio è ipotetico, non reale

Questa è la via d'uscita più comune: "Gesù usava il condizionale, quindi è solo un avvertimento teorico." Ma questa lettura svuota la parabola di significato pratico — e ignora che Gesù stesso in Luca 12:47-48 applica conseguenze concrete e graduate.

Nessuna delle tre è teologicamente onesta se applicata a una classe predestinata e istituzionale.


Nuovo punto di vista


(premessa : Ezechiele 34 e Atti 20:29,30 mettono in guardia dai pastori/sorveglianti oppressivi simili a lupi)

Se invece lo schiavo rappresenta chiunque abbia una responsabilità — ogni anziano, ogni insegnante, ogni fratello con un incarico — allora l'alternativa binaria acquista perfetto senso:

Ogni persona con responsabilità può esercitarla fedelmente oppure corromperla. La parabola descrive entrambe le possibilità perché entrambe sono reali, concrete e verificabili in ogni congregazione.

Questo spiega:

Il singolare — non una classe astratta ma ogni individuo nella sua posizione specifica

Il condizionale «se dovesse dire nel suo cuore» — una scelta interiore reale, non una predestinazione

La gradazione di Luca 12:47-48 — la responsabilità è proporzionale, distribuita, individuale

Il rendiconto locale di Ebrei 13:17 — ogni anziano risponde per il proprio gregge specifico


L'argomento completo  usando solo testi biblici:

«La parabola presenta uno schiavo che può diventare fedele o malvagio. Se lo schiavo fedele designa un organo istituzionale specifico, chi sarebbe lo schiavo malvagio? Il testo non introduce un personaggio nuovo — è lo stesso schiavo davanti a una scelta. Questo significa che la parabola non designa chi ha autorità, ma descrive come chiunque abbia responsabilità può esercitarla: con fedeltà oppure con dominio. Gli anziani locali, cui Pietro in 1 Pietro 5:1-4 rivolge esattamente la stessa immagine del padrone che ritorna, sono i candidati scritturali più naturali — non come classe superiore, ma come servitori responsabili davanti a Cristo di ciò che gli è affidato.»

La conseguenza nella ecclesia

Se questa lettura è corretta — e le Scritture la supportano solidamente — allora la parabola non fonda un'autorità centralizzata. Fa qualcosa di molto più esigente:

Pone ogni anziano localmente davanti a Cristo, senza intermediari, responsabile direttamente del gregge che gli è affidato.

Questo non indebolisce la guida congregazionale. La rende più seria, più personale, più scritturale — e paradossalmente più umile, perché ogni anziano sa che il padrone può trovarlo come schiavo fedele o come schiavo malvagio, indipendentemente da qualsiasi copertura istituzionale.

La sintesi in una frase

L'esistenza dello schiavo malvagio dimostra che la parabola non può designare una classe predestinata — può solo descrivere una scelta. E quella scelta riguarda chiunque abbia ricevuto una responsabilità verso i fratelli.


In questo senso biblico è possibile che l'organizzazione abbia in mente di approvare questa nuova veduta in armonia con il senso delle parole delle Scritture esaminate. Vedremo se il leak sarà confermato




___________________________________

03 aprile 2026

“Ekklesia o Organizzazione? Quando la struttura sostituisce il modello biblico”

 


“Ispirandoci a William Tyndale, che nella sua traduzione del New Testament (1526) e nei trattati The Obedience of a Christian Man (1528) e The Practice of Prelates (1530) denunciava la gerarchia ecclesiastica e rivendicava il modello biblico della congregazione, ci chiediamo oggi: la nostra Organizzazione segue davvero il modello della congregazione, dove i credenti partecipano attivamente e l’autorità è servizio, o rischia di riprodurre strutture di controllo simili a quelle che Tyndale criticava?”



Quando William Tyndale tradusse ekklesia come “congregazione”, non stava semplicemente scegliendo una parola diversa da quella usata dalla Chiesa cattolica.

👉 Stava denunciando un sistema.

Un sistema in cui:

  • pochi decidono per molti

  • l’autorità scende dall’alto

  • la struttura conta più della comunità


Oggi, pur evitando il termine “Chiesa” e usando “Organizzazione”, dobbiamo porci una domanda onesta:

👉 la struttura è davvero diversa, o solo il nome?



1. Il modello biblico: la congregazione al centro


📖 Atti 15:22
“Gli apostoli e gli anziani, insieme a tutta la congregazione, decisero…”

📖 Atti 6:3
Scegliete tra voi uomini di buona reputazione…”

👉 Qui il modello è inequivocabile:

  • le decisioni coinvolgono tutti

  • la scelta nasce dalla congregazione

Non esiste:

  • un centro che nomina tutto

  • una catena decisionale verticale

👉 Domanda diretta:


oggi la congregazione sceglie, o riceve decisioni?



2. Gerarchia: presente nel Nuovo Testamento o no?


La struttura attuale include:

  • Corpo Direttivo

  • Filiali

  • Rappresentanti della sede mondiale

  • Sorveglianti di circoscrizione

  • Corpi di anziani

👉 Ma dove troviamo questo nella Bibbia?

📖 Matteo 23:8
“Voi siete tutti fratelli.”

📖 Matteo 23:10-11
“Uno solo è la vostra Guida… il più grande sia vostro servitore.”

📖 1 Pietro 5:3
“Non come dominatori su quelli che vi sono affidati.”

👉 Il modello biblico:

  • non elimina responsabilità

  • ma elimina stratificazione di potere

👉 Più livelli = più distanza dalla congregazione.



3. Autorità: dall’alto o dal basso?


📖 2 Corinti 8:19
“È stato designato dalle congregazioni.”

📖 Atti 14:23
“Nominarono anziani per loro in ogni congregazione.”

👉 Il principio è chiaro:

la legittimità nasce dalla congregazione, non dalla struttura

Applicazione diretta:

  • la congregazione conosce i fratelli

  • la congregazione deve scegliere

  • l’organizzazione può confermare, non sostituire

👉 Quando questo ordine si inverte, nasce un sistema.



4. I comitati: modello cristiano o struttura umana?


Uno dei punti più critici.

📖 Matteo 18:15-17

  • dialogo personale

  • poi con testimoni

  • infine davanti alla congregazione

👉 Non troviamo:

  • riunioni segrete

  • piccoli gruppi che giudicano

  • procedure formalizzate

📖 Giovanni 8:7
“Chi è senza peccato scagli per primo la pietra.”

📖 Giacomo 2:13
“La misericordia trionfa sul giudizio.”

👉 Il modello di Cristo è:

  • aperto

  • relazionale

  • orientato al recupero

👉 I comitati (anche se rinominati):

  • centralizzano il giudizio

  • escludono la congregazione

  • introducono dinamiche legali

👉 Domanda inevitabile:


sono una forma di giustizia cristiana o un sistema organizzativo?




5. Struttura complessa vs semplicità evangelica

📖 2 Corinti 11:3
“Temo che… la vostra mente sia corrotta dalla semplicità che è in Cristo.”

📖 1 Corinti 14:33
“Dio non è un Dio di disordine, ma di pace.”

👉 Ordine ≠ complessità gerarchica

Il modello biblico è:

  • ordinato

  • ma semplice

  • senza livelli multipli di controllo

👉 Quando la struttura cresce, cresce anche:

  • il controllo

  • la distanza

  • il rischio di perdita di trasparenza




6. Trasparenza: principio o eccezione?

📖 2 Corinti 4:2
“Rifiutiamo le cose nascoste.”

📖 Efesini 5:13
“Tutte le cose sono rese manifeste dalla luce.”

👉 Una vera ekklesia:

  • non teme la trasparenza

  • non opera nel riserbo strutturale

  • non limita l’accesso alle informazioni




7. Il punto centrale di Tyndale

Il messaggio di William Tyndale è semplice ma radicale:


👉 non basta cambiare il nome per cambiare la realtà

  • “Chiesa” → “Organizzazione”

  • “clero” → “anziani”

  • “tribunali” → “comitati”

👉 Se restano:

  • gerarchia

  • centralizzazione

  • controllo

allora il modello resta lo stesso, anche con termini diversi.




Conclusione: una scelta inevitabile

📖 Giovanni 8:31-32
“Se rimanete nella mia parola… conoscerete la verità.”

📖 2 Corinti 3:17
“Dove è lo spirito del Signore, lì c’è libertà.”

La questione non è organizzativa, ma spirituale.

👉 O si ritorna al modello di ekklesia:

  • partecipativo

  • trasparente

  • basato sulla congregazione

👉 oppure si mantiene un sistema strutturato che, pur diverso nel nome, rischia di riprodurre ciò che Tyndale aveva denunciato.

La domanda finale non può essere evitata:

👉 stiamo difendendo una struttura… o seguendo un modello biblico?





__________________________________________

02 aprile 2026

Cristo fondò un’ekklesia, non un’organizzazione. William Tyndale

 


1️⃣ L’ekklesia originale


Cristo non ha fondato un’organizzazione centralizzata: ha fondato un’ekklesia, una comunità viva di credenti. Atti 2:44-47 descrive una comunità che condivide beni, prega, celebra e sostiene chi è in difficoltà. Nessuna gerarchia dominante, nessuna macchina burocratica: la vita spirituale nasce dalla relazione con Cristo e tra i membri.

2️⃣ Tradurre “congregazione” come scelta radicale


William Tyndale tradusse ekklesia come “congregazione” nel New Testament (Tyndale). Non era solo linguistica: era teologica. La comunità dei credenti, non la gerarchia istituzionale, è il cuore della Chiesa. Questa scelta enfatizzava che la Parola di Dio è autorità, non l’apparato.

3️⃣ La reazione della gerarchia


La gerarchia ecclesiastica reagì duramente. Molti criticarono Tyndale accusandolo di “sminuire” la Chiesa e promuovere anarchia religiosa. Tradurre ekklesia come congregazione metteva in discussione secoli di controllo centralizzato: ricordava che la vera Chiesa vive nella comunità, non nella struttura. Tyndale rischiò persecuzione e morte per questa convinzione.

4️⃣ Cristo presente nella comunità


Matteo 18:20: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Cristo non è legato a un ufficio o a un apparato: la sua presenza dipende dalla fede condivisa. L’ekklesia autentica si misura nella relazione reale con Cristo, non nell’obbedienza a procedure o comitati.

5️⃣ L’organizzazione come strumento, non come fine


Atti mostra che la comunità si organizzò naturalmente per vivere insieme e sostenersi. Ma Tyndale avvertiva: questo organizzarsi non doveva trasformarsi in una struttura aliena che domina il gregge. L’organizzazione serve la comunità, non deve sostituirla o sostituire la guida dello Spirito.

6️⃣ Fedeltà guidata dallo Spirito


Romani 8:14: “Tutti quelli che sono guidati dallo spirito di Dio, questi sono figli di Dio”. La vera misura della fede non è aderire a regole o uffici, ma seguire Cristo guidati dallo Spirito. Il rischio è confondere la lealtà verso l’organizzazione con la fedeltà a Dio.

7️⃣ Il corpo vivente


Efesini 4:4-5 parla di “un solo corpo e un solo spirito”: la Chiesa è un organismo vivente, dove ogni membro ha un ruolo e valore. Tyndale vedeva la gerarchia come un potenziale rischio: se la struttura domina, si soffoca la vita spirituale reale e la comunità perde centralità.

8️⃣ Nessuna preferenza per l’apparato


Galati 2:6 ricorda che Dio “non fa preferenze”. L’autorità non è negli uffici, ma nel cuore guidato dallo Spirito. Tradurre ekklesia come congregazione era un monito: non confondere comunità e apparato, perché l’organizzazione non può definire chi è fedele.

9️⃣ La storia insegna


La storia mostra che strutture nate per coordinare spesso diventano strumenti di controllo. L’inquisizione, le eresie represse, le punizioni per disobbedienza: tutte conseguenze di un’organizzazione che perde il legame con l’ekklesia viva. Tyndale sfidò tutto questo, ricordando che la Chiesa autentica è la comunità, non l’apparato.

🔟 La lezione pratica


La Chiesa autentica è fatta di preghiera, relazioni, fedeltà a Cristo. L’organizzazione è utile, ma serve la comunità. Quando l’apparato diventa il cuore, la vera Chiesa si perde. 2 Corinti 13:5 invita a esaminarci: stiamo seguendo Cristo o stiamo solo servendo l’organizzazione? Tyndale rischiò la vita per ricordarci che l’ekklesia è la comunità viva dei credenti, non la macchina che pretende di governarla.

1️⃣1️⃣ Domanda finale


Mettiamo Cristo al centro o la struttura? L’ekklesia autentica fiorisce quando la comunità segue Cristo e non l’apparato. Solo così la Chiesa può essere viva, libera e fedele alla Parola di Dio.



___________________________

01 aprile 2026

Riforma del Sorvegliante di Circoscrizione- Proposta biblica

 


 Paolo e Barnaba come modello di sorveglianza

La Bibbia presenta  Paolo e Barnaba come esempi chiari di sorveglianza cristiana. Esaminando attentamente le Scritture, emergono princìpi pratici che possono guidare un approccio più pienamente biblico.


1. Un ministero dinamico, guidato dai bisogni

In Atti degli Apostoli 13–14 vediamo che il loro ministero non seguiva uno schema rigido, ma si adattava alle circostanze.

📖 Atti 14:21-22
“Dopo aver dichiarato la buona notizia a quella città e aver fatto molti discepoli, tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, rafforzando i discepoli e incoraggiandoli a rimanere nella fede...”

👉 Non c’è traccia di un calendario fisso: tornavano quando c’era bisogno di rafforzare.


2. Visite motivate da sincero interesse pastorale

📖 Atti 15:36
“Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: ‘Torniamo ora a visitare i fratelli in ogni città in cui abbiamo annunciato la parola di Geova, per vedere come stanno’”.

👉 L’obiettivo non era controllare o seguire una procedura, ma vedere come stavano i fratelli.


3. Interventi profondi, non superficiali

📖 Atti 14:23
“Inoltre nominarono anziani per loro in ogni congregazione, e, dopo aver pregato e digiunato, li affidarono a Geova...”

👉 Le visite includevano:

  • incoraggiamento

  • insegnamento

  • decisioni spirituali importanti

Non erano brevi o formali, ma intense e significative.


4. Esempio personale nel lavoro

📖 Atti 18:3
“E siccome avevano lo stesso mestiere, rimase da loro e lavorava: infatti erano fabbricanti di tende”.

📖 Atti 20:34-35
“Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto alle mie necessità e a quelle di coloro che erano con me. In ogni cosa vi ho mostrato che, lavorando così duramente, dovete aiutare i deboli...”

👉 Paolo non solo lavorava, ma presentava il lavoro come parte dell’insegnamento cristiano.


5. Evitare di essere di peso

📖 2 Tessalonicesi 3:7-8
“Non ci siamo comportati in modo disordinato fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di nessuno, ma con fatica e duro lavoro lavoravamo notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi”.

👉 Questo rafforza un principio chiaro:
quando possibile, il sorvegliante evita di gravare sugli altri.


6. Equilibrio sul sostegno materiale

📖 1 Corinti 9:14-15
“Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunciano la buona notizia vivano mediante la buona notizia. Ma io non ho fatto uso di nessuna di queste cose...”

👉 Il diritto esiste, ma Paolo mostra che non è sempre la scelta migliore usarlo.


7. Relazioni fraterne, non struttura rigida

📖 Atti 15:37-39
“Barnaba voleva portare con sé Giovanni detto Marco, ma Paolo non riteneva opportuno... Ci fu quindi un forte disaccordo, e si separarono...”

👉 Questo episodio mostra che:

  • non esisteva una rigidità organizzativa assoluta

  • le decisioni erano umane, relazionali, vissute


Proposta di approccio biblico (migliorie possibili)

Alla luce di queste Scritture, emergono alcune indicazioni molto concrete:


1. Sorveglianti che lavorano (quando possibile)

Basandosi su Atti 18:3 e 20:34-35:

  • il lavoro rafforza l’esempio

  • crea empatia reale

  • evita distanza tra sorvegliante e congregazione

👉 Il sorvegliante diventa parte della vita reale dei fratelli, non una figura separata.


2. Visite basate sui bisogni, non su schema fisso

Basandosi su Atti 15:36:

  • visite quando necessario

  • possibilità di richiesta dalle congregazioni

  • interventi mirati (problemi, crescita, difficoltà)

👉 Questo rende la sorveglianza più viva e guidata dallo spirito, non dalla routine.


3. Maggiore profondità spirituale

Basandosi su Atti 14:21-23:

  • più tempo per incoraggiare

  • insegnamento concreto

  • cura personale

👉 La visita diventa trasformativa, non solo organizzativa.


4. Meno formalità, più relazioni

Basandosi su tutto il modello di Paolo e Barnaba:

  • contatti continui

  • vera conoscenza dei fratelli

  • accompagnamento spirituale reale

👉 La sorveglianza diventa pastorale, non episodica.


Conclusione

L’esempio di Apostolo Paolo e Barnaba mostra un modello chiaro:

  • lavoravano

  • visitavano secondo i bisogni

  • rafforzavano profondamente

  • vivevano relazioni reali

👉 Non era un sistema rigido, ma un servizio vivo.

Riflessione finale:
Se questi princìpi venissero applicati più pienamente, la sorveglianza cristiana potrebbe diventare ancora più efficace, più umana e più vicina al modello del I secolo descritto nelle Scritture.




_______________________________

31 marzo 2026

Cristo fondò un ekklesia o un organizzazione ? Cosa dice la Bibbia.

 


ARTICOLO DI STUDIO

«Cristo Ha Fondato un'Ekklesia, Non un'Organizzazione»

Come l'ordine congregazionale dovrebbe servire l'assemblea, non dominarla

1. Quando Gesù disse a Pietro: «Su questa pietra edificherò la mia ekklesia» (Matteo 16:18), usò una parola precisa e carica di significato. Ekklesia in greco significa letteralmente «assemblea dei chiamati fuori». Non è un termine burocratico. Non evoca strutture amministrative, livelli gerarchici o autorità centrali. Evoca un popolo convocato da Dio, unito da una chiamata comune, non da un'organizzazione che li governa dall'alto.

2. Fin dall'inizio, Cristo si pose come l'unico fondamento e capo di quest'assemblea. Paolo scrisse: «Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, che è Gesù Cristo» (1 Corinzi 3:11). E ancora: «Egli è il capo del corpo, cioè della congregazione» (Colossesi 1:18). Non c'è spazio scritturale per un livello intermedio che si interponga tra Cristo e la sua congregazione, esercitando un'autorità che le Scritture riservano a lui solo.

3. È vero che la congregazione primitiva aveva bisogno di ordine. Quando sorsero tensioni ad Antiochia riguardo alla circoncisione, gli anziani e gli apostoli di Gerusalemme si riunirono per deliberare (Atti 15:6). Questo è un esempio di organizzarsi per funzionare: un processo collegiale, trasparente, fondato sulle Scritture e sullo spirito santo, non su un'autorità imposta. La decisione fu comunicata come proveniente «dallo spirito santo e da noi» — non da un organo dirigente esclusivo.

4. Per questo scopo pratico, Paolo e Barnaba «nominarono anziani in ogni congregazione» (Atti 14:23). Gli anziani — presbyteroi — erano uomini locali, conosciuti dalla congregazione, scelti secondo criteri di carattere descritti in 1 Timoteo 3 e Tito 1. Il loro ruolo era pascolare il gregge locale, non amministrare una struttura sovralocale. Pietro stesso li esortò: «Pascete il gregge di Dio che è tra voi, non per forza ma volontariamente... non come dominatori su quelli che sono la vostra eredità, ma come modelli del gregge» (1 Pietro 5:2-3). Il verbo greco katakyrieuontes — dominare, tiranneggiare — è esplicitamente proibito.

5. Gesù fu ancora più diretto quando i discepoli discussero di grandezza e autorità. Disse: «Tra voi non è così; anzi, chiunque vorrà diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Matteo 20:26). E per evitare ogni ambiguità aggiunse: «Voi non fatevi chiamare Rabbi, perché uno solo è il vostro maestro... e non chiamate nessuno sulla terra vostro padre... né fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra guida, il Cristo» (Matteo 23:8-10). Questi versetti non lasciano spazio a strutture che si presentano come canale esclusivo e indispensabile tra Dio e i fedeli.

6. Lo spirito santo stesso era il vero sovrintendente dell'ekklesia primitiva. Fu lo spirito a guidare Filippo verso l'eunuco etiope (Atti 8:29), a separare Paolo e Barnaba per il ministero (Atti 13:2), a vietare loro di predicare in certe regioni (Atti 16:6). Lo spirito agiva direttamente sui singoli credenti, non esclusivamente attraverso un corpo dirigente centralizzato. Questo non esclude l'organizzazione, ma ne relativizza il peso: l'organizzazione è al servizio dello spirito, non il contrario.

7. Paolo descrisse la congregazione come un corpo con molte membra, nessuna delle quali superflua o subordinata alle altre nell'essenziale: «Dio ha disposto le membra nel corpo, ciascuna di esse, come ha voluto... Se tutto fosse un solo membro, dove sarebbe il corpo?» (1 Corinzi 12:18,19). I doni erano distribuiti su tutti — profeti, insegnanti, evangelizzatori, pastori (Efesini 4:11-12) — non concentrati in un unico organo che poi li mediasse al resto. Lo scopo era «il perfezionamento dei santi per il lavoro del ministero», non la creazione di una classe dirigente permanente.

8. Cosa accade invece quando l'organizzazione cessa di servire l'ekklesia e comincia a dominarla? Accade ciò che Giovanni descrisse nel caso di Diotrefe: «Diotrefe, che ama avere il primo posto tra loro, non ci accetta... con parole malvage ciarla contro di noi, e non contento di questo, non riceve i fratelli e impedisce anche a quelli che vogliono farlo, e li caccia fuori dalla congregazione» (3 Giovanni 9-10). Giovanni non disse che Diotrefe aveva torto su una dottrina: disse che amava il primato. Quella brama di posizione era già di per sé la corruzione.

9. Anche l'apostolo Paolo si trovò a difendere la propria apostolicità contro chi voleva subordinare la sua autorità a Gerusalemme. Scrisse ai Galati: «Il vangelo da me annunziato non è secondo l'uomo; io infatti non l'ho ricevuto né l'ho imparato da un uomo, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Galati 1:11-12). E aggiunse che salì a Gerusalemme non per ricevere istruzioni ma per confrontarsi tra pari: «Quelli che sembravano essere qualcosa... non mi comunicarono nulla di nuovo» (Galati 2:6). Nessun corpo dirigente, neppure quello apostolico, aveva autorità assoluta sulla coscienza dei credenti.

10. L'apostolo Giovanni, scrivendo alla fine del primo secolo, non indirizzò le sue lettere a un organo direttivo centrale, ma alle congregazioni stesse e ai loro «angeli» — i sorveglianti locali (Apocalisse 2-3). Ed è significativo che Cristo, nelle sue lettere alle sette congregazioni, parlasse direttamente a ciascuna di esse, lodando e correggendo senza intermediari. Se ci fosse stato un corpo governante indispensabile, ci si aspetterebbe che Cristo lo interpellasse. Invece parla alle congregazioni, direttamente.

11. L'organizzazione pratica è necessaria e scritturalmente fondata: liste di vedove (1 Timoteo 5:9), raccolte ordinate per i poveri (1 Corinzi 16:1-2), nomina di sorveglianti e assistenti di ministero (Filippesi 1:1). Ma tra organizzarsi per servire e organizzarsi per governare c'è una distanza abissale. Il primo è frutto dello spirito. Il secondo è frutto della carne. Quando un'organizzazione inizia a richiedere obbedienza alla propria interpretazione come condizione di salvezza, ha già usurpato il posto che appartiene solo a Cristo e alla sua Parola.

12. La domanda che ogni credente dovrebbe porsi, con umiltà e coraggio scritturale, è questa: a chi presto la mia obbedienza ultima? Se la risposta è «a Cristo, attraverso le Scritture», allora 



_________________________