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31 marzo 2026

Cristo fondò un ekklesia o un organizzazione ? Cosa dice la Bibbia.

 


ARTICOLO DI STUDIO

«Cristo Ha Fondato un'Ekklesia, Non un'Organizzazione»

Come l'ordine congregazionale dovrebbe servire l'assemblea, non dominarla

1. Quando Gesù disse a Pietro: «Su questa pietra edificherò la mia ekklesia» (Matteo 16:18), usò una parola precisa e carica di significato. Ekklesia in greco significa letteralmente «assemblea dei chiamati fuori». Non è un termine burocratico. Non evoca strutture amministrative, livelli gerarchici o autorità centrali. Evoca un popolo convocato da Dio, unito da una chiamata comune, non da un'organizzazione che li governa dall'alto.

2. Fin dall'inizio, Cristo si pose come l'unico fondamento e capo di quest'assemblea. Paolo scrisse: «Nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, che è Gesù Cristo» (1 Corinzi 3:11). E ancora: «Egli è il capo del corpo, cioè della congregazione» (Colossesi 1:18). Non c'è spazio scritturale per un livello intermedio che si interponga tra Cristo e la sua congregazione, esercitando un'autorità che le Scritture riservano a lui solo.

3. È vero che la congregazione primitiva aveva bisogno di ordine. Quando sorsero tensioni ad Antiochia riguardo alla circoncisione, gli anziani e gli apostoli di Gerusalemme si riunirono per deliberare (Atti 15:6). Questo è un esempio di organizzarsi per funzionare: un processo collegiale, trasparente, fondato sulle Scritture e sullo spirito santo, non su un'autorità imposta. La decisione fu comunicata come proveniente «dallo spirito santo e da noi» — non da un organo dirigente esclusivo.

4. Per questo scopo pratico, Paolo e Barnaba «nominarono anziani in ogni congregazione» (Atti 14:23). Gli anziani — presbyteroi — erano uomini locali, conosciuti dalla congregazione, scelti secondo criteri di carattere descritti in 1 Timoteo 3 e Tito 1. Il loro ruolo era pascolare il gregge locale, non amministrare una struttura sovralocale. Pietro stesso li esortò: «Pascete il gregge di Dio che è tra voi, non per forza ma volontariamente... non come dominatori su quelli che sono la vostra eredità, ma come modelli del gregge» (1 Pietro 5:2-3). Il verbo greco katakyrieuontes — dominare, tiranneggiare — è esplicitamente proibito.

5. Gesù fu ancora più diretto quando i discepoli discussero di grandezza e autorità. Disse: «Tra voi non è così; anzi, chiunque vorrà diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Matteo 20:26). E per evitare ogni ambiguità aggiunse: «Voi non fatevi chiamare Rabbi, perché uno solo è il vostro maestro... e non chiamate nessuno sulla terra vostro padre... né fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra guida, il Cristo» (Matteo 23:8-10). Questi versetti non lasciano spazio a strutture che si presentano come canale esclusivo e indispensabile tra Dio e i fedeli.

6. Lo spirito santo stesso era il vero sovrintendente dell'ekklesia primitiva. Fu lo spirito a guidare Filippo verso l'eunuco etiope (Atti 8:29), a separare Paolo e Barnaba per il ministero (Atti 13:2), a vietare loro di predicare in certe regioni (Atti 16:6). Lo spirito agiva direttamente sui singoli credenti, non esclusivamente attraverso un corpo dirigente centralizzato. Questo non esclude l'organizzazione, ma ne relativizza il peso: l'organizzazione è al servizio dello spirito, non il contrario.

7. Paolo descrisse la congregazione come un corpo con molte membra, nessuna delle quali superflua o subordinata alle altre nell'essenziale: «Dio ha disposto le membra nel corpo, ciascuna di esse, come ha voluto... Se tutto fosse un solo membro, dove sarebbe il corpo?» (1 Corinzi 12:18,19). I doni erano distribuiti su tutti — profeti, insegnanti, evangelizzatori, pastori (Efesini 4:11-12) — non concentrati in un unico organo che poi li mediasse al resto. Lo scopo era «il perfezionamento dei santi per il lavoro del ministero», non la creazione di una classe dirigente permanente.

8. Cosa accade invece quando l'organizzazione cessa di servire l'ekklesia e comincia a dominarla? Accade ciò che Giovanni descrisse nel caso di Diotrefe: «Diotrefe, che ama avere il primo posto tra loro, non ci accetta... con parole malvage ciarla contro di noi, e non contento di questo, non riceve i fratelli e impedisce anche a quelli che vogliono farlo, e li caccia fuori dalla congregazione» (3 Giovanni 9-10). Giovanni non disse che Diotrefe aveva torto su una dottrina: disse che amava il primato. Quella brama di posizione era già di per sé la corruzione.

9. Anche l'apostolo Paolo si trovò a difendere la propria apostolicità contro chi voleva subordinare la sua autorità a Gerusalemme. Scrisse ai Galati: «Il vangelo da me annunziato non è secondo l'uomo; io infatti non l'ho ricevuto né l'ho imparato da un uomo, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Galati 1:11-12). E aggiunse che salì a Gerusalemme non per ricevere istruzioni ma per confrontarsi tra pari: «Quelli che sembravano essere qualcosa... non mi comunicarono nulla di nuovo» (Galati 2:6). Nessun corpo dirigente, neppure quello apostolico, aveva autorità assoluta sulla coscienza dei credenti.

10. L'apostolo Giovanni, scrivendo alla fine del primo secolo, non indirizzò le sue lettere a un organo direttivo centrale, ma alle congregazioni stesse e ai loro «angeli» — i sorveglianti locali (Apocalisse 2-3). Ed è significativo che Cristo, nelle sue lettere alle sette congregazioni, parlasse direttamente a ciascuna di esse, lodando e correggendo senza intermediari. Se ci fosse stato un corpo governante indispensabile, ci si aspetterebbe che Cristo lo interpellasse. Invece parla alle congregazioni, direttamente.

11. L'organizzazione pratica è necessaria e scritturalmente fondata: liste di vedove (1 Timoteo 5:9), raccolte ordinate per i poveri (1 Corinzi 16:1-2), nomina di sorveglianti e assistenti di ministero (Filippesi 1:1). Ma tra organizzarsi per servire e organizzarsi per governare c'è una distanza abissale. Il primo è frutto dello spirito. Il secondo è frutto della carne. Quando un'organizzazione inizia a richiedere obbedienza alla propria interpretazione come condizione di salvezza, ha già usurpato il posto che appartiene solo a Cristo e alla sua Parola.

12. La domanda che ogni credente dovrebbe porsi, con umiltà e coraggio scritturale, è questa: a chi presto la mia obbedienza ultima? Se la risposta è «a Cristo, attraverso le Scritture», allora 



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