Consideriamo il vero modello del radunarsi cristiano
“Poniamo mente gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle opere eccellenti, non abbandonando la nostra comune adunanza” — EBREI 10:24, 25.
1. Nel corso dei secoli, Geova ha sempre desiderato che il suo popolo si radunasse per ricevere edificazione e ristoro spirituale. Le Sacre Scritture contengono esortazioni amorevoli volte a mantenere unita la fratellanza, specialmente nei momenti di intensa prova. Tuttavia, l'imperfezione umana e la tendenza a creare strutture gerarchiche rigide possono trasformare una disposizione d’amore in un pesante giogo burocratico. Quando ciò accade, la misurazione esteriore delle attività umane rischia di eclissare completamente lo spirito delle leggi divine.
2. Ai nostri giorni, un passo biblico che viene frequentemente utilizzato come un severo monito organizzativo è Ebrei 10:24, 25. Nella mentalità comune diffusa all'interno delle congregazioni, queste parole ispirate sono state gradualmente ridotte a una sorta di "norma sulla presenza". Questo parametro puramente visibile viene impiegato da sorveglianti e comitati di servizio come il principale termometro per misurare lo spessore spirituale di un singolo proclamatore. Se la nostra icona è accesa sui programmi digitali o se siamo seduti fisicamente sulle poltroncine della Sala del Regno, veniamo etichettati come "esemplari"; se manchiamo, scatta l'allarme dell'irregolarità.
3. Ma è davvero questo il "cibo a suo tempo" che l’apostolo Paolo desiderava dispensare ai cristiani ebrei del primo secolo? (Matt. 24:45). A quei fratelli stanchi, oppressi dal circostante sistema giudaico e bisognosi di vero ristoro, Paolo voleva imporre un rigido registro delle presenze o desiderava offrire una scialuppa di salvataggio spirituale? Per scardinare questo rigido schema mentale, è necessario compiere una seria ricerca spirituale scavando nel testo originale delle Scritture Greche Cristiane, liberando la Parola di Dio dalle incrostazioni del controllo umano.
UNO SGUARDO APPROFONDITO AL TESTO ORIGINALE
4. Quando le parole di Paolo vengono usate per generare sensi di colpa e ansia da prestazione, si compie una vera e propria forzatura del messaggio scritturale. Analizzando i termini greci scelti sotto ispirazione, scopriamo che la prospettiva del "servitore fedele" era diametralmente opposta a quella di un freddo controllo burocratico. Il primo termine cardine che incontriamo nel versetto 24 è il verbo katanoeo, spesso tradotto con "porre mente" o "considerare". Nelle congregazioni moderne, questo concetto viene applicato nel senso di vigilare sulla condotta o sulla spiritualità altrui.
5. In realtà, dal punto di vista filologico, katanoeo significa “osservare con attenzione”, “comprendere a fondo” o “intuire i bisogni profondi”. È l'esatto contrario del monitoraggio formale o del controllo delle presenze. Indica il discernimento spirituale e l'empatia clinica necessari per comprendere lo stato emotivo e psicologico di un compagno di fede. Se un servitore di Dio non è presente a una riunione, lo scopo dell'amore fraterno non è registrare freddamente l'assenza sul rapporto, ma comprendere la natura del suo dolore o della sua stanchezza.
6. Paolo prosegue spiegando che dobbiamo incitarci all’amore e alle opere eccellenti. Il termine greco qui reso "incitare" è paroxysmon. Nella lingua moderna, la parola "parossismo" ha spesso una connotazione negativa, ma nel testo sacro indica uno “stimolo positivo”, una “provocazione calorosa e amorevole”. Lo scopo di ogni contatto tra cristiani deve essere quello di edificare e far sentire il fratello amato, mai inadeguato o inferiore. Se la menzione di un versetto o una visita pastorale generano oppressione e senso di colpa per non aver raggiunto determinate "cose teocratiche odierne", si sta producendo l'effetto opposto al comando divino.
7. Nel versetto 25, Paolo introduce il forte avvertimento di “non abbandonare” la comune adunanza. Il verbo greco utilizzato è egkataleipo. Questo è un termine drammatico e potentissimo nel Nuovo Testamento; significa “lasciare in asso nel momento del bisogno”, oppure “abbandonare una postazione per totale disprezzo o codardia”. È lo stesso identico termine che Gesù grida sulla croce quando dice: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matt. 27:46). Esiste quindi una distanza siderale tra chi è spiritualmente esausto, depresso o ferito, e chi invece manifesta un deliberato e superbo rigetto della fratellanza. Applicare questo rimprovero a un proclamatore scoraggiato significa scambiare una pecora ferita per un ribelle ostinato.
8. L'apostolo aggiunge l'espressione “come è consuetudine di alcuni”. La parola greca per "consuetudine" è ethos, che indica un'“abitudine cronica”, uno “stile di vita cinico e intenzionale”, portato avanti senza alcuna valida ragione o rispetto per il sacro. Non si riferisce affatto a chi salta temporaneamente le adunanze a causa di ferite emotive, ansia o burnout spirituale. Chi si allontana temporaneamente per proteggersi dalle ingiustizie ricevute all'interno del nucleo comunitario non sta coltivando una "brutta abitudine", ma sta applicando un legittimo istinto di conservazione.
9. Infine, Paolo indica l'attività principale da svolgere quando ci si raduna: “incoraggiandoci a vicenda”. Il termine originale è parakalountes, derivato dal verbo parakaleo. Letteralmente significa “chiamare qualcuno vicino a sé per consolarlo”, “stare al suo fianco”. È la stessa radice da cui deriva il termine utilizzato per descrivere lo spirito santo come il "Soccorritore" o "Consolatore" (Giov. 14:16). Questo è il vero obiettivo del radunarsi: la congregazione dovrebbe essere un rifugio sicuro, un ospedale spirituale. Se un cristiano percepisce la Sala del Regno come un tribunale dove verrà squadrato, giudicato o sommerso da domande indiscrete, la sua stessa coscienza lo spingerà a proteggersi restando lontano.
IL DILEMMA DELLA COSCIENZA ED IL SACRIFICIO DELLA VERITÀ
10. Alla luce di questa analisi, sorge spontaneo un dilemma che tormenta migliaia di servitori di Dio: frequentare l'adunanza è un comando tassativo o un consiglio? La risposta illuminante risiede nella natura stessa della nostra adorazione. Il radunarsi è un bisogno vitale dell'anima, una disposizione d'amore per la mutua edificazione, non un obbligo logistico legato a un luogo geometrico o a un edificio di proprietà di una corporazione legale. Geova non abita in templi fatti da mani umane, né vincola il suo favore a un cartellino delle presenze (Atti 17:24).
11. Tuttavia, sorge un paradosso doloroso quando l'ambiente in cui ci si raduna esige l'annullamento della coscienza individuale e l'ubbidienza cieca a direttive umane. Non si può onorare il “Dio di verità” indossando una maschera di finta approvazione verso insegnamenti o pratiche che il nostro cuore, educato dalle Scritture, respinge (Sal. 31:5). Se per mantenere la pace formale all'interno della Sala del Regno siamo costretti a tacere o a simulare un accordo dottrinale che non sentiamo, la nostra presenza fisica in quel luogo cessa di essere vera adorazione e si trasforma in un compromesso morale.
12. I vertici delle strutture religiose utilizzano spesso lo spettro dell'“apostasia” o del “mormorio” come un'arma di coercizione emotiva per mantenere l'uniformità acritica dei membri. Ma quando comprendiamo la differenza tra l'organizzazione visibile e l'approvazione di Geova, quel ricatto perde ogni potere. Gli uomini possono privarci di un incarico locale, possono cancellare il nostro nome da un foglio di rapporto o da un registro , ma non potranno mai recidere il nostro legame con l'Iddio Altissimo e con il suo Cristo (Rom. 8:38, 39).
IL MODELLO DI GESÙ PER LA NOSTRA IMPERFEZIONE
13. Nel considerare come comportarsi di fronte a un sistema centralizzato e rigido, l'esempio supremo ci viene da Gesù Cristo. Egli non si mosse nel vuoto, ma operò all'interno di un sistema religioso fortemente verticistico, ipocrita e legalista, guidato dai leader religiosi del suo tempo. Pur essendo perfetto, ci ha lasciato un modello realistico, perfettamente applicabile alla nostra condizione di esseri imperfetti che lottano per non perdere la bussola spirituale in mezzo a strutture umane imperfette.
14. Gesù frequentava i luoghi di culto come il Tempio e le sinagoghe, perché lì c'erano le Sacre Scritture e i sinceri ricercatori di verità. Tuttavia, non è mai stato un frequentatore sottomesso, addomesticato o silenzioso. Quando vide l'ingiustizia e il commercio nel tempio, non esitò a ribaltare i tavoli dei cambiavalute (Giov. 2:15); quando i farisei imposero rigide regole umane sulla sacralità del Sabato, le violò apertamente per sanare una persona malata (Mar. 3:1-5). Nella nostra imperfezione, non abbiamo l'autorità messianica di riformare i comitati o i vertici amministrativi, ma imitare Gesù significa rifiutare il conformismo ipocrita. Se per frequentare dobbiamo approvare ciò che è palesemente ingiusto, la distanza spirituale a volte diventa l'unico modo per preservare la nostra integrità.
15. Inoltre, Gesù ha ridefinito e decentralizzato completamente il concetto di adunanza. Quando divenne evidente che la struttura religiosa del Tempio di Gerusalemme era irrimediabilmente corrotta e refrattaria alle riforme, egli non cercò di scalarne le gerarchie interne. Al contrario, spostò il baricentro del radunarsi sui fianchi delle montagne, sulle spiagge e nelle case private. Sancì la più grande dottrina di libertà congregazionale mai espressa, dicendo: “Dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matt. 18:20).
16. Gesù sapeva che l'uomo imperfetto soffre l'isolamento e ha bisogno della fratellanza, ma ha ridotto la struttura organizzativa al minimo geometrico: due o tre persone. Non servono podi, schermi digitali, disposizioni del sorvegliante di circoscrizione o locali registrati per sperimentare la presenza di Cristo. Un dialogo sincero, una preghiera condivisa o un caffè tra due proclamatori consapevoli che si confortano a vicenda costituiscono, a tutti gli effetti, la vera episynagoge approvata da Cristo, libera dal controllo burocratico. Questo non è un liberi tutti e da ora in poi non frequento più le adunanze, nosignore!... si tratta di cambiare la nostra prospettiva e comprendere le scelte di alcuni fratelli ( vedi la storia di Rolf Furuli dal suo sito internet ) e invece di trattarli da apostati imitiamo Cristo che non giudicò mai nessuno a parte gli Scribi e i Farisei ipocriti.
LIBERIAMO LA MENTE DAI SOFISTICATI SCHEMI
NON SCRITTURALI
17. Esaminiamo ora, con logica e rigore scritturale, alcune delle obiezioni che la narrativa ufficiale utilizza per mantenere i fratelli in una condizione di sudditanza psicologica. Spesso si sente dire: “Se smetti di frequentare la Sala del Regno, Geova si dispiacerà e ritirerà il suo spirito dal tuo cammino”. Ma come abbiamo visto, lo spirito santo non è vincolato a un edificio di proprietà di una corporazione legale. Geova scruta il cuore (1 Sam. 16:7). Il Padre celeste si compiace quando un suo servitore protegge l'onestà intellettuale e la santità della propria coscienza. Partecipare a incontri formali annuendo a concetti che riteniamo falsi ferisce lo spirito di Dio molto di più rispetto al prenderci un tempo di isolamento protettivo per studiare la Bibbia in purezza di motivi.
18. Un'altra obiezione comune afferma: “Se rimani a casa e non vai all'adunanza, rischi di isolarti e diventare una facile preda di Satana”. Esiste tuttavia una differenza sostanziale tra l'eremitaggio spirituale e il distanziamento terapeutico. L'isolamento più devastante è quello emotivo, che si sperimenta quando si è seduti in mezzo a centinaia di persone con le quali non si può condividere la propria reale interiorità per timore di essere denunciati o giudicati. La vera protezione non risiede nella folla omologata della Sala, ma nella qualità dei rapporti spirituali: quei pochi intimi con cui è possibile esaminare la Parola di Dio senza il filtro della censura.
19. Infine, viene spesso detto: “Non dovremmo semplicemente esercitare fede, mostrando pazienza e aspettando che sia Geova ad aggiustare le cose a suo tempo?”. Questo argomento viene talvolta abusato per addormentare il senso di responsabilità del cristiano. Nel corso della storia biblica, Dio non ha mai "aggiustato" le istituzioni religiose che avevano corrotto la sua parola, come il sacerdozio ai giorni di Geremia o la struttura farisaica ai giorni di Gesù. Egli ha sempre rivolto un invito solenne ai singoli individui affinché prendessero le distanze da tali sistemi. Aspettare passivamente che una struttura umana cambi, mentre la propria salute spirituale e mentale viene erosa dal silenzio forzato, non è fede: è sottomissione psicologica a un'autorità umana.
20. Cari fratelli e sorelle che cercate la verità con onestà: accogliete la testimonianza delle Scritture e liberate la vostra mente da ingiusti sensi di colpa. Se in questo momento della vostra vita non avete la forza di esporvi a un ambiente che calpesta la vostra sensibilità o che ignora le vostre ferite, non state voltando le spalle all'Onnipotente. L'apostolo Paolo ci ricorda che Cristo ha sofferto “fuori della porta” e ci rivolge un invito solenne: “Usciamo dunque verso di lui fuori dell'accampamento, portando il vituperio che egli portò” (Ebr. 13:12, 13). L'accampamento umano esige conformismo; Cristo, fuori da quell'accampamento, offre vero ristoro e libertà. Continuiamo pure ad adempiere il profondo comando di Ebrei 10, ponendo mente gli uni agli altri, ma facciamolo imitando il Pastore eccellente: cercando le pecore ferite per fasciarle con amore, anziché scorrere i registri per segnare le assenze.
Fine.
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Questo articolo di studio biblico mostra anche le risposte della Bibbia a obiezioni comuni fatte da cavalieri della fede sorveglianti e anziani locali. Dal paragrafo 17 in avanti.Buono studio bereano senza pre concetti organizzativi e corporation wt o warwick ma solo Scritture ispirate
RispondiEliminaIl prossimo articolo di studio Edizione clandestina tratterà questo tema vitale adatto a molti consapevoli bereani :
RispondiEliminaServire Geova come “Missionari in Incognito” all'interno della Congregazione
“Esaminate ogni cosa e tenete ciò che è eccellente”. — 1 TESSALONICESI 5:21.
IL PUNTO CENTRALE
Come frequentare la congregazione, mantenere i legami affettivi e, al tempo stesso, sviluppare il vero cristianesimo senza farsi schiacciare dal legalismo organizzativo.
Che adunanza speciale c’è oggi?Sono tutti entusiasti.Ne inventano tutte per incoraggiare le truppe.Ed il bello è che ci cascano in pieno.Sono come le rane nell’acqua tiepida.Neanche si accorgono di essere stati cotti a puntino.Io dopo l’aggiornamento sulla trasfusione del proprio sangue sarei saltato fuori mezzo stordito.
RispondiEliminaIl rappresentante della sede Mondiale il fratello Perla farà in diretta (sabato mattina) e differita (nel pomeriggio) un adunanza speciale. Sarebbe la visita del ex sorvegliante di zona. Cosi lo chiamavano prima. Un sorvegliante che visita a turni varie filiali. Anche Farneti negli anni passati era incaricato come sorvegliante di zona. O meglio che fungesse da assistente del CD. Farneti andava spesso in Sudafrica. Comunque chi ha già fatto la diretta? Quale ' il tema del fratello Baltassar Perla? Chi lo sa lo dica?
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