COSA RESTA QUANDO LE DATE DEGLI UOMINI FALLISCONO
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| Hugh Latimer riformatore |
1. Chi ha trascorso decenni all’interno della congregazione porta spesso nel cuore un patrimonio di ricordi, sacrifici e sincero amore per la verità. Tuttavia, per molti, il passare del tempo è diventato un peso insostenibile. Guardando indietro, l’elenco delle date che avrebbero dovuto segnare la fine di questo sistema di cose — dal 1914 al 1925, fino al 1975 e alle reinterpretazioni della "generazione" di Matteo 24:34 — evoca in molti fratelli un profondo senso di disillusione. È una ferita legittima, che non può essere liquidata come mancanza di fede; al contrario, spesso nasce proprio dal desiderio di vedere la giustizia di Dio trionfare, scontratosi con la cruda realtà dei calcoli umani falliti.
2. Quando le aspettative umane crollano, è naturale sentirsi smarriti, quasi come se si camminasse barcollando tra le macerie di certezze teologiche che credevamo incrollabili. Molti, come il nostro caro utente che si è firmato Paolo che ha servito per cinquant’anni, hanno scelto di fare un passo indietro, stanchi di dover giustificare l'ingiustificabile. A tutti loro va il nostro più profondo rispetto e un abbraccio fraterno. Ma una domanda cruciale rimane sospesa nell'aria: gli errori cronologici dei messaggeri annullano forse il valore del Messaggio? Se gli uomini hanno sbagliato a interpretare i tempi, significa che la Bibbia ha perso la sua autorità?
3. La risposta a questa domanda richiede il coraggio di separare ciò che è divino da ciò che è puramente umano. L’organizzazione ha storicamente interpretato le profezie con una fretta che si è rivelata presuntuosa, ma Geova Dio rimane lo stesso, e la Sua Parola non è scaduta. Esaminando la storia sacra scopriamo che il senso di stanchezza e la delusione legata all'attesa non sono sentimenti moderni, ma prove d'animo che hanno vagliato i servitori di Dio più stimati di ogni epoca, costringendoli a purificare la propria fede.
Il grido dei profeti ebrei: quando l'attesa diventa un tormento
4. Spesso idealizziamo i profeti dell'antico Israele, dimenticando che erano uomini con sentimenti simili ai nostri, i quali sperimentarono una devastante disillusione di fronte al silenzio o all'apparente ritardo di Dio. Pensiamo a Geremia, che per quarant'anni annunciò un messaggio impopolare subendo scherni e persecuzioni, fino a gridare a Dio in un momento di profondo sconforto: “Mi hai ingannato, o Geova, e io mi sono lasciato ingannare [...] Il mio grido è diventato per me causa di disprezzo e di scherno tutto il giorno” (Geremia 20:7, 8). Geremia si sentiva svuotato e deluso dalle circostanze concrete che non corrispondevano a ciò che la sua mente umana si aspettava.
5. Un altro esempio straordinario di crisi spirituale legata al fattore tempo è quello del profeta Abacuc. Egli guardava la violenza intorno a sé e non capiva perché l'intervento divino tardasse così tanto, tanto da chiedere apertamente: “Fino a quando, o Geova, dovrò gridare aiuto senza che tu mi ascolti? [...] Perché tolleri l'oppressione?” (Abacuc 1:2, 3). La risposta che ricevette da Dio è un faro per tutti noi oggi: “La visione è ancora per il tempo fissato [...] Anche se dovesse tardare, continua ad aspettarla! Poiché si adempirà immancabilmente. Non ritarderà!” (Abacuc 2:3). Dio riconobbe l'impazienza del profeta, rassicurandolo che il ritardo era solo una percezione umana.
6. Non possiamo dimenticare il profeta Elia, il quale, dopo il grande trionfo sul monte Carmelo, si scontrò con la cruda realtà di una nazione che non era cambiata affatto e che continuava a perseguitarlo. Sotto il peso della delusione e dell'esaurimento emotivo, Elia fuggì nel deserto, si sedette sotto una ginestra e chiese di morire, dicendo: “Ora basta, o Geova! Prendi la mia vita, perché non sono migliore dei miei antenati” (1 Re 19:4). Elia pensava che l'opera di una vita fosse fallita, ma Geova non lo abbandonò; lo confortò con un "mormorio calmo", ricordandogli che la sua opera non era vana. Questi profeti rimasero fedeli a Dio nonostante avessero toccato il fondo della disillusione umana.
L'errore antico di avere fretta: gli apostoli e la cronologia
7. Questa tendenza a voler anticipare i tempi di Dio è rimasta radicata nella natura umana, persino in coloro che camminarono fianco a fianco con Gesù Cristo. Poco prima dell’ascensione del Maestro, gli apostoli gli posero una domanda rivelatrice: “Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?” (Atti 1:6). Loro si aspettavano una liberazione immediata dal giogo romano. Avevano una cronologia completamente errata in mente, basata sul desiderio umano di vedere la fine delle proprie sofferenze.
8. Come rispose Gesù? Non li rimproverò duramente, né li cacciò via come uomini privi di fede. Con immensa amorevolezza e fermezza, rispose: “Non sta a voi sapere i tempi o i momenti che il Padre ha posto nella propria autorità” (Atti 1:7). Gesù riconobbe che l'errore dei suoi discepoli nasceva dalla fretta, non dalla malvagità. Gli apostoli dovettero accettare di aver sbagliato i calcoli, ma non per questo abbandonarono il ministero o smisero di credere che Gesù fosse il Messia. Capirono che l'oggetto della loro fede doveva essere la persona di Cristo, non una data specifica.
Esempi storici di fede oltre il grande disappunto del 1844
9. Se guardiamo fuori dalla storia biblica, troviamo mirabili esempi di credenti che hanno vissuto profonde crisi spirituali a causa di aspettative profetiche non realizzate, ma che hanno saputo mantenere intatto il loro rapporto con il Creatore. Un caso eclatante è quello dei sopravvissuti al cosiddetto "Grande Disappunto" del 22 ottobre 1844. In quel giorno, migliaia di persone basandosi sui calcoli di William Miller attesero il ritorno di Cristo. La mattina del 23 ottobre portò una disperazione indicibile: molti abbandonarono la fede, diventando cinici. Ma un piccolo rimanente scelse di non gettare via la Bibbia; ammisero che l'errore era del calcolo umano, ma continuarono a studiare le Scritture con umiltà.
10. Anche nel campo della scienza troviamo paralleli illuminanti. Pensiamo agli astronomi del passato che per secoli hanno creduto al sistema tolemaico, secondo cui la Terra era al centro dell'universo. Quando Keplero e Galileo dimostrarono che quel modello era matematicamente e fisicamente indifendibile, gli scienziati onesti non abbandonarono lo studio del cosmo. Non dissero che le stelle erano un'illusione. Semplicemente, riconobbero che lo schema umano che usavano per interpretarle era sbagliato. Corressero le mappe e continuarono a guardare il cielo con rinnovata accuratezza.
La lezione dei riformatori: lottare contro strutture potenti
11. La storia ci insegna che quando un'organizzazione religiosa devia o commette errori sistematici, la soluzione non è necessariamente l'ateismo, ma il ritorno alle origini scritturali. Nel Medioevo, la Chiesa Cattolica era un'organizzazione immensamente potente, che pretendeva obbedienza assoluta e si proclamava l'unico canale di salvezza. Aveva accumulato dogmi umani, vendeva indulgenze e perseguitava chiunque osasse leggere la Bibbia nella lingua del popolo.
12. Uomini come John Wycliffe nel XIV secolo e Jan Hus nel XV secolo non scelsero di diventare increduli di fronte alla corruzione della Chiesa del loro tempo. Essi scelsero di sfidare la potente struttura papale impugnando l'unica arma legittima: la Parola di Dio. Hus, prima di essere bruciato sul rogo nel 1415, dichiarò che un cristiano non deve ubbidire a un comando della Chiesa se questo va contro la legge di Cristo. Essi compresero che l'organizzazione ecclesiastica si era sostituita a Dio, e decisero di rimettere la Bibbia al centro della loro vita.
13. Martin Lutero, quando affisse le sue 95 tesi a Wittenberg nel 1517, non voleva distruggere la fede, ma purificarla dagli insegnamenti degli uomini. La sua celebre frase davanti alla Dieta di Worms risuona ancora oggi come un faro per chiunque si trovi in crisi di coscienza: “La mia coscienza è prigioniera della Parola di Dio. Non posso e non voglio ritrattare nulla, perché non è giusto né salutare andare contro coscienza”. Questi riformatori ci insegnano che si può amare Dio, credere fermamente in Gesù e nella Bibbia, pur rifiutando l'autorità abusiva di un'organizzazione umana che ha smarrito la retta via.
Rimettere la Bibbia al centro della nostra vita
14. Se oggi ti senti ferito o disilluso dagli errori cronologici dei Testimoni di Geova, ricorda che il tuo battesimo non è stato un voto di sottomissione a una società editoriale, ma un atto di dedizione a Geova Dio sulla base del sacrificio di Gesù. Come dimostrarono i Bereani, considerati di mente nobile dall’apostolo Paolo, il dovere di ogni credente è quello di “esaminare attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se queste cose stavano così” (Atti 17:11). Se l'esame rivela che gli uomini hanno "presunto" oltre ciò che è scritto, la nostra lealtà assoluta deve rimanere a Dio.
15. Non permettere che gli errori del messaggero ti privino delle meravigliose verità che hai imparato: il nome di Dio, la speranza della risurrezione e il valore del riscatto appartengono alla Bibbia, non a un'organizzazione. Gli uomini possono barcollare nelle loro interpretazioni umane, ma “la parola del nostro Dio dura a tempo indefinito” (Isaia 40:8). A quanti come Paolo sentono di non poter più camminare nei vecchi sentieri diciamo: il vostro servizio e i vostri decenni di sacrifici non sono andati perduti, perché Dio non dimentica l'amore che avete mostrato per il Suo nome (Ebrei 6:10). La Parola di Dio resta salda, e la vostra fede può sopravvivere al crollo di qualsiasi calcolo umano.


On line lo Studio 14 Edizione Clandestina basato sul commento dell'utente che si è dato come nik Paolo
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